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Fiori di Bach – Ricardo Orozco: Molti punti di vista per una sola terapia. E’ ora di abbandonare alcuni luoghi comuni.

Forse risulta impossibile trovare un sistema terapeutico sul quale esistano tanti punti di vista diversi. Ne consegue che questo si potrebbe tradurre in un messaggio alquanto dispersivo e a volte superficiale.

Una delle cause è l’enorme numero di persone che si auto-prescrivono le essenze, così come la grande quantità di terapeuti autodidatti. Ciò si spiega anche per l’enorme bibliografia esistente sull’argomento, il passaparola, in forma di trasmissione orale, che ha accompagnato i Fiori dalla loro creazione e, senza dubbio, l’efficacia della terapia ben somministrata.

Indubbiamente non sono stati d’aiuto coloro che hanno assunto i Fiori come una specie di magia liquida, per la quale credevano di non avere bisogno di alcuna capacità tecnica. A tutto questo ha contribuito anche la mancanza di una regola chiara sull’utilizzo di questo tipo di terapie naturali.

Stando così le cose, per alcuni la terapia di Bach consiste in una tecnica superficiale che aiuta in caso di qualche problema emozionale domestico. Una specie di valigetta dei medicinali casalinga per qualche piccolo intoppo della vita quotidiana. Per altri, una simpatica terapia dove è sufficiente osservare poche indicazioni o leggere un libro per prescrivere in modo semplice i Fiori.

Ma per noi che da anni siamo immersi nello studio e nell’applicazione dei Fiori, costituisce un sistema terapeutico complesso e appassionante: un vero strumento di medicina olistica e di crescita personale, di cui non intravediamo i limiti, anche se a volte li confondiamo con le nostre limitazioni personali. Una disciplina per la quale di si richiede una formazione elevata e continua, come per qualsiasi altra professione seria.

Ad ogni modo, esistono differenti livelli di prescrizione, le cui complessità vanno dalle applicazioni  domestiche a trattamenti personalizzati.

Fiori di Bach Ricardo Orozco: livelli di applicazione della terapia

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Fiori di Bach Ricardo Orozco: chiariamo le idee. Definizione del sistema, preparazione e dosaggio.

Per Terapia Floreale del Dr. Bach o Fiori di Bach  si intende un sistema terapeutico completo composto da 36 essenze di fiori, 1 essenza di acqua solarizzata (Rock Water) e un’altra ottenuta dal germoglio dell’ippocastano (Chestnut Bud). In totale 38 essenze, più una formula pronta composta da 5 fiori del sistema: Impatiens, Star of Bethlehem, Rock Rose, Clematis e Cherry Plum, il cui nome cambia a seconda del produttore: Rescue Remedy, Five Flower Remedy, Estratto Universale, Plantis, Elixir de Urgencia,etc.

Il sistema fu creato da Edward Bach, medico inglese (1886-1936) tra il 1928 e il 1935. Si basa sull’utilizzo di essenze ottenute da piante e alberi spontanei, o in alcuni casi coltivati, attraverso i procedimenti di solarizzazione e cottura. Il primo metodo fu utilizzato per preparare le prime 19 essenze, e consiste nel tagliare i fiori con certe precauzioni e in determinate condizioni lunghe da elencare, e lasciarli nell’acqua al sole tra le 4 e le 6 ore.

Le restanti essenze, (eccetto White Chestnut), si preparano per bollitura in circa mezz’ora. Entrambi i procedimenti si basano sull’ottenimento dell’energia della pianta, concentrata nel fiore, attraverso il sole o il fuoco e il convogliarsi dell’energia stessa nell’acqua, diluente universale.

Non ci troviamo dinnanzi a un tipo di fitoterapia, dal momento che si lavora con una diluizione minima, senza concentrazione molecolare che possa farci presumere l’esistenza di un principio attivo biochimico.

Attraverso i due procedimenti di preparazione sopra citati, si ottiene una quantità di liquido che i produttori diluiscono in una proporzione simile di cognac, la cui funzione è di conservare l’acqua e l’informazione genetica in essa contenuta. Questo è ciò che conosciamo con il nome di Tintura Madre. La tintura è patrimonio dei produttori, che preparano i propri stock di vendita al pubblico in questo modo: aggiungendo 2 gocce di tintura in 30 ml di cognac puro o diluito in una terza parte di acqua. Da questo prodotto si ottengono le boccette che esistono in commercio e che sono quelle utilizzate da noi terapeuti. Però la soluzione per il pazienente si prepara con 2 gocce di queste boccette ogni 30 ml di acqua e un’aggiunta di conservante, sia questo cognac, glicerina vegetale, aceto di mele o altro.

Credere che tutti i trattamenti si effettuino con 4 gocce del preparato preso 4 volte al giorno, è un errore radicato. Nessuno sa per certo da dove provenga questa affermazione dato che, nei casi trattati da Bach e dai suoi collaboratori, a volte le dosi da assumere sono di gran lunga maggiori: perfino ogni pochi minuti, come egli stesso specifica nel libro I Dodici Guaritori e Altri Rimedi.

La pratica quotidiana ci dimostra che non sembra che ingerendo più di 4 gocce possa trasmettersi più informazione, al contrario si possono accelerare i risultati aumentando la frequenza, essendo solito stabilire assunzioni da 6 o 8 dosi al giorno.

In casi di emergenza, è chiaro che si possono prendere i Fiori corrispondenti su richiesta. D’altro canto risulta logico supporre che la ricettività energetica di ogni persona sia differente e che, pertanto, la frequenza di assunzioni debba adattarsi a ogni caso specifico e certamente all’evoluzione dello stesso.

Un altro tema controverso riguarda la quantità di fiori ammissibile in una sola preparazione. Non credo che l’efficacia dipenda dall’utilizzare un numero maggiore o minore di fiori, e su questo ognuno di noi autori ha posizioni diverse. Io, in particolare, non sono solito dare meno di 9 essenze, però è più una questione di metodo e procedura, dato che diventa più complicato quanti più rimedi si utilizzano. Ma in ogni caso, il problema di alcuni terapeuti che avrebbero dato molti fiori si risolve nel capire che ciò che è urgente predomina sempre su ciò che è importante e che un buon dialogo e l’empatia terapeuta/paziente sono gli elementi che ci aiutano a mettere in ordine priorità e obbiettivi della terapia a breve, medio e lungo termine.

Perchè fiori inglesi e non di un altro posto? Perché Bach si concentrò solo su alcuni fiori determinati?

E’ indubbiamente una delle domande più frequenti.

In realtà, quando parliamo dei Fiori di Bach, è evidente che non stiamo parlando esattamente di una flora autoctona. Molti fiori del sistema hanno altre origini o habitat differenti. Ad esempio è di dominio pubblico che l’olivo e la vite non risultino familiari nelle isole. Mimulus Guttatus proviene dall’America occidentale, Ceratostigma Wilmottiana e Impatiens Glandulifera, dal Tibet. Castanea Sativa (il nostro castagno comune) fu probabilmente portato in Inghilterra dai Romani. Durante  qualsiasi camminata primaverile o invernale possiamo vedere, senza uscire dalla Spagna, piante mediterranee come Agrimonia Eupatoria, Verbena Officinalis, Cichorium Intybus (Cicoria) e molte altre.

In alcuni casi, Bach tentò di sostituire alcune piante non autoctone con altre locali ma non vi riuscì, come nel caso del Prunus Cerasifera (Cherry Plum) e la menzionata Ceratostigma.

La conclusione è che non siamo davanti a una flora britannica ma a una flora archetipica, e che pertanto non può essere più variopinta, integrando piante arbustive o non, alberi, una graminacea, una pianta acquatica, qualcuna di montagna, etc.

Nel 1934 Bach scrive:<<“Attraverso la loro alta vibrazione, determinati fiori, arbusti e alberi spontanei appartenenti a un ordine superiore hanno il potere di aumentare le nostre vibrazioni umane e lasciare liberi i nostri canali ai messaggi del nostro Sé Spirituale (Sé Superiore), inondare la nostra personalità con le virtù che sono a noi necessarie e in questo modo lavare i difetti (del carattere) che causano i nostri mali. …  Non guariscono attaccando in modo diretto la malattia, bensì riempiendo il nostro corpo con le belle vibrazioni del nostro Sé Superiore, alla cui presenza la malattia si scioglie come neve al sole. Non vi è una vera e propria guarigione senza un cambio di orientamento della vita, senza pace nell’anima e senza la sensazione di felicità interiore”.>>

Risulta evidente che i fiori selezionati dovevano possedere una qualità terapeutica energetica molto specifica che risuonasse con la stessa frequenza di determinati modelli disarmonici presenti negli esseri viventi.

Attraverso gli scritti della sua socia e biografa Nora Weeks, oggi sappiamo che Bach fu un gran sensitivo e che sostituì il suo laboratorio convenzionale con il suo corpo.

Fine 1° parte – trovi qui la 2° parte dell’articolo

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