Floriterapia VS. Floriterapia Transpersonale Evolutiva® - Tutta la verità – parte 4

Floriterapia VS. Floriterapia Transpersonale Evolutiva® – Tutta la verità – parte 4

Questo è il quarto e ultimo articolo descrittivo sulla Floriterapia Transpersonale Evolutiva® in cui parleremo degli strumenti.

Nel primo articolo abbiamo parlato della filosofia alla base della Floriterapia Transpersonale Evolutiva®, ovvero qual è il filo logico che segue il nostro lavoro – lo trovi QUI.

Nel secondo, della struttura della Floriterapia Transpersonale Evolutiva® (da qui in poi abbreviato in FTE®) ovvero come muoversi all’interno dell’ampio spettro di lavoro della FTE® – lo trovi QUI

Degli scopi della Floriterapia Transpersonale Evolutiva® abbiamo parlato nel terzo articololo trovi QUI.

Gli strumenti della Floriterapia Transpersonale Evolutiva®  sono molti e tutti collaborano a ciò che ritengo essere lo scopo dell’essere umano sulla terra: la consapevolezza.

Se c’è infatti una parola con la quale posso riassumere gli scopi visti nello scorso articolo, della FTE® è proprio consapevolezza.

La consapevolezza è lo strumento attraverso il quale l’essere umano conosce sé stesso.

Il termine GURU è composto dalla sillaba GU che indica l’oscurità, la sillaba RU che indica colui che la disperde. La parola GURU significa quindi: colui che disperde l’oscurità.

Io credo sinceramente che al di là dei falsi guru, di tutto il mercato di santini e pulizia dell’aura che troviamo oggi, ognuno di noi abbia bisogno di un GURU, di una persona che disperda l’oscurità.

Io ho avuto la fortuna di averne diversi, il primo a 26 anni. Vent’anni fa.

Fermo restando che ogni individuo è pienamente responsabile per la propria evoluzione e che la legge del karma non ammette ignoranza, il compito del guru dovrebbe essere quello di fornire le istruzioni necessarie affinché l’allievo completi il suo percorso da sé, senza trattenerlo, come invece spesso avviene.

Ammesso che la FTE® è una materia di studio che come scopo ha quello di avvicinare le persone in modo consapevole alla sfera transpersonale, come ho spiegato nello scorso articolo, va detto che io non ho velleità da guru, però è certo che mi interessa disperdere l’oscurità. Lavoro che faccio prima di tutto con me stesso.

Nei miei percorsi si trovano i risultati dei miei studi sulla mente e sulla coscienza. Studi che comprendono i Fiori di Bach e la meditazione.

Ma come può essere utile a te ciò che è servito a me?

Come didatta ho codificato le esperienze personali che ho avuto, le ho unite ai miei studi, trasformandole in percorsi che basano la loro azione sul prendere coscienza delle dimensioni della mente, come ho spiegato in questi articoli.

Se deciderai  in futuro di diventare un mio studente quindi, ciò che ti troverai davanti sei tu.

Nei nostri percorsi non troverai l’ALCHIMIA, l’ESOTERISMO, la MAGIA, la LEGGE D’ATTRAZIONE.

Ci troverai soltanto te stesso o te stessa. Le tue emozioni, i tuoi irrisolti, le tue paure, i tuoi blocchi. Le tue relazioni, la tua famiglia, il modo in cui sai o non sai affrontare e gestire le tue emozioni.

Ti insegneremo come affrontarle per superarle, spesso ti aiuteremo a farlo.

In diversi dei nostri percorsi infatti, avrai in fianco a te un tutor che saprà guidarti al prendere coscienza le dimensioni conflittuali che ti impediscono la crescita.

Il primo strumento è la consapevolezza

Cosa significa consapevolezza?

Consapevolezza è una parola che ne comprende molte altre. 

Come una Matrioska, solo che a differenza della matrioska, aprire la consapevolezza non ha fine.

C’è un bellissimo esercizio di Ramana Maharshi, che ho già citato altrove.

Io chi sono?

Lo riporto qui nella versione estratta dal libro Meditazione integrale di Ken Wilber.

Sedetevi, rilassatevi e prendete coscienza del fatto che in questo momento quello che state percependo è il vostro sé. Limitatevi a rimanere consapevoli di questo sé. Poi descrivetelo brevemente voi stessi. Potreste pensare: “ho quest’età, peso tanti chili, sono alto tanti centimetri, ho frequentato a tale università, sono laureato, faccio questo mestiere, ho una relazione con XY. Mi piace usare il computer, adoro il cinema e tutti i generi musicali, la prossima settimana sarà il mio compleanno”, e così via.  Continuate a fare questo per un po’. È importante che vi formiate un’idea oggettiva, per quanto generica, di chi siete facendo contemporaneamente caso a quello che state sentendo. Farete conoscenza più facilmente del vostro vero sé se vi impegnerete a fondo in quest’esercizio preliminare. Dedicatevi perciò alcuni minuti.

Poi notate che questo processo implica due sé. Uno di cui siete consapevoli come oggetto, e che avete appena visto è descritto. Le descrizioni riguardano gli aspetti di voi che possono essere visti dall’esterno. Ma c’è anche il sé che descrive, l’osservatore, il sé che vede, il testimone. Questo sé vede, ma non può essere visto, non più di quanto l’occhio possa vedere se stesso o la lingua assaporare se stessa. È il soggetto puro, l’osservatore non un oggetto qualcosa che è possibile vedere. Ramana Maharshi lo definisce l’io-io, l’io superiore consapevole del piccolo io. Se provate a trovare l’osservatore, arriverete a scorgere solo altri oggetti, non il soggetto reale, il vero osservatore, il sé reale. Questi a una consapevolezza diversa: “vedo la montagna, ma non sono la montagna. Ho sensazioni, ma non sono quelle sensazioni. Ho sentimenti, ma non sono quei sentimenti. Ho pensieri, ma non sono quei pensieri. Non sono niente che possa essere visto, sono l’osservatore puro”.

In questo esercizio di Ramana Maharshi, la ricerca dell’Io può guidare all’infinito perché ogni forma dell’Io non è che transitoria e destinata a perire. La consapevolezza alla fine ci porterà alla consapevolezza dell’eterno divenire. Tutto è imperituro. Tutto ciò che nasce, muore. Dalle particella infinitesimali alle stelle.

Floriterapia Transpersonale Evolutiva

Perché facciamo questo discorso apparentemente non inerente?

Perché quando lavori in pratica nei percorsi, ti trovi davanti le situazioni che odi.

Tua madre che ti tratta male. Tuo padre che non c’è mai stato. Il lavoro che non è gratificante. Il partner indifferente. I traumi che non vuoi affrontare perché pensi che se lo farai starai malissimo.

Allora eviti. Fingi indifferenza, rimandi

Nuoti sempre nello stesso stagno melmoso quando se solo ti girassi, potresti tuffarti nell’oceano.

La consapevolezza è il perno centrale, lo strumento primario, perché quando soffri, tu sei attaccata a quel dolore come la cozza sullo scoglio e non vuoi lasciarlo andare.

Perché quel dolore è parte della tua identità.

Di questa cosa mi accorsi molti anni fa, la prima volta che somministrai i Fiori di Bach a una persona in lutto.

Ero un imberbe terapeutucolo all’epoca.

Stavamo lavorando benissimo.

Dopo due appuntamenti, la persona venne da me e mi disse che voleva smettere.

Mi crollò il mondo addosso. Le dissi: “stiamo andando così bene! Perché vuoi smettere ora?”

Risposta: “Sento che il dolore per la perdita sta passando. Ho paura che se perdo questo dolore, perderò l’unico legame che mi resta con la persona che amo”.

Ero il primo a non avere strumenti allora, per aiutare a fondo questa persona. Mea culpa.

Rispettai le sue richieste a malincuore.

Però è così.

Il dolore ti definisce.

Le cicatrici ti definiscono.

Spesso arrivi addirittura a vantarti di aver vissuto questo o quel dolore, lutto, trauma, abuso, perché puoi vantarti di essere forte, di essere una sopravvissuta.

Se lo vivi così quel dolore, significa che non ti ha ancora insegnato ciò che ti è venuto a insegnare.

Perché la consapevolezza va immaginata come una spirale che si apre verso l’alto.

Ogni volta che la vibrazione dell’individuo cambia espandendosi, è sempre connessa con il livello precedente, ma più ampia: la include e la trascende.

C’è una bellissima frase Sufi che dice: Lo sguardo di Dio segue la curva dello spazio e in un cerchio perfetto contempla sé stesso.

Nella piena consapevolezza l’essere umano trascende sé stesso.

Diventa l’occhio onnisciente che vede sé stesso in quanto tutto, in quanto nulla. 

Cosa impossibile altrimenti. Infatti l’occhio, di norma, può vedere il mondo ma non sé stesso.

Perché la consapevolezza è il primo strumento allora?

Perché quando lavori nei miei percorsi, ti diamo istruzioni su come agire, ma il lavoro della consapevolezza lo devi maturare dentro di te.

Parlando di Costellazioni Floreali®, per esempio, se volessimo andare ad indagare a fondo il rapporto con tua madre, diremmo:

Quali parti del rapporto con tua madre sono dolorose?

Quali emozioni avverti come dolorose?

Ascolta queste emozioni.

Dove le percepisci nel corpo?

Quale forma hanno?

Quale colore?

Su una scala da 1 a 10, quanto sono disturbanti e/o intense?

Percepisci ingiustizia nei tuoi confronti? O rifiuto? Abbandono?

Questa stessa percezione, la puoi trovare in lei se la cerchi?

Ha vissuto una situazione simile anche lei?

Come avverti che si sente lei di fronte a questa situazione?

Ecc. 

Potremmo andare avanti per un’ora intera, entrando sempre più in profondità nelle intime dimensioni dell’Io.

L’ascolto di sé è il primo strumento della consapevolezza

Ma senza l’intento di capire, non capisci. Non c’è niente da fare.

Se vuoi, puoi sbattere le testa contro i libri di tutti i saggi di ogni epoca, ma senza imparare a leggere, la conoscenza non ti arriverà per transustanziazione, solo perché hai dei bernoccoli in testa.

E la lettura di sé va fatta con la consapevolezza.

Floriterapia Transpersonale Evolutiva

Il secondo strumento sono i Fiori di Bach

Ho già espresso questo concetto nei passati articoli. Lo riassumo brevemente.

I modi in cui usiamo i Fiori di Bach in FTE® sono due:

1) Ridurre l’intensità delle emozioni disagevoli. È l’uso che ne fanno tutti. La persona ha un disagio sotto forma di emozioni, si somministra il rimedio corrispondente e se è corretto, l’intensità del disagio si riduce fino a scomparire.

2) Connettere la persona con gli aspetti disagevoli di una situazione

Antefatto: dopo vari anni come floriterapeuta, mi accorsi che in alcune persone il rimedio generava subito l’abbassamento dell’intensità del disagio, mentre in altre avveniva il contrario. Il disagio aumentava. Continuando ad assumere il rimedio, dopo qualche giorno, la curva tendeva ad abbassarsi, fino a scomparire.

EUREKA! Ho avuto un’idea.

Se io mi espongo consapevolmente a una dimensione di disagio per osservarla e contemporaneamente uso i Fiori di Bach, non per bocca, ma nell’ombelico, quindi saltando la fase digestiva (lo stomaco) per arrivare direttamente alla fase di assorbimento dell’essenza (l’intestino), cosa succede?

Succede che la dimensione a cui voglio portare consapevolezza si amplifica, rendendomi più facile l’accesso.

In FTE® usiamo i Fiori di Bach per connetterci con quelle situazioni che generano emozioni dissonanti in noi per far si che osservandole alla luce della consapevolezza, tu possa trasformarle.

Ricordati: disperdere l’oscurità.

Ogni conflitto interiore è composto da una parte in luce ed una in ombra che lottano tra di loro.

La parte in ombra spinge per emergere, per essere vista, per dimostrare che contiene un bisogno inespresso. La parte in luce, se è fatta di consapevolezza, dovrebbe accogliere quella in ombra permettendone l’integrazione nella coscienza attraverso la consapevolezza.

Se invece indossa una maschera, allora evita. Finge indifferenza, rimanda.

Qualsiasi essere umano sul pianeta si impegna seriamente a risolvere i propri conflitti interiori, guadagna di diritto l’accesso a una vita migliore.

Se vuoi questa frase te la firmo e sottoscrivo.

Allora l’uso inedito dei Fiori di Bach che facciamo in FTE® è volto a stimolare la presa di coscienza delle tue dimensioni conflittuali interiori affinché tu possa portarvi la luce della consapevolezza e renderle davvero armoniche.

Non un inutile costrutto di falsa autostima proveniente da affermazioni positive campate per aria, ma un reale incontro con te stesso e chi sei veramente.

Ovviamente ho sviluppato miscele floreali diverse a seconda delle dimensioni che andremo ad affrontare.

Memories è la miscela di base che usiamo in Costellazioni Floreali® ed è stata pensata per rivedere i traumi, i lutti e le relazioni interne all’albero.

Release è la miscela di base che usiamo nella SDE – La Scuola delle Emozioni e serve per connettersi più facilmente con le emozioni profonde per poterle agire.

E poi ci sono le miscele personalizzate, quando ad esempio vogliamo lavorare specifici aspetti caratteriali, come la tendenza al disvalore, in cui potremo agire ad esempio, con Larch e Gentian, per amplificare il vissuto e lavorare per prendere coscienza di quali origini ha dentro di noi.

Si parte da un lavoro più esterno, ne ho parlato nel secondo articolo, per giungere sempre più in profondità.

Il terzo strumento è l’Intenzione

Brevemente accenno all’intenzione. 

Sappiamo dalla fisica quantistica che l’osservatore influenza il risultato

L’intenzione è lo strumento che ti aiuta ad indagare.

Se fai un lavoro di ricerca interiore con l’intenzione altrove, non ottieni risultato alcuno.

Una massima attribuita al Buddha dice: non puoi fare altro che portare attenzione.

Quando porti attenzione al respiro ne divieni consapevole.

Quando porti attenzione a un trauma o a una condizione interiore, ne divieni consapevole.

Questo ti permette di osservare ciò che accade in te.

Le reazioni che hai di fronte a una determinata dinamica.

Il maggiore problema che ci troviamo ad affrontare durante la conoscenza di noi stessi sono le reazioni emozionali negative che incontriamo quando vediamo parti di noi che prima non vedevamo o che non vogliamo vedere.

Questo porta disagio. Questo disagio in realtà è già presente solo che non lo si vuole vedere.

Ma una persona ansiosa che non vuole vedere l’ansia, non fa scomparire l’ansia.

E una persona ansiosa che non vuole vedere i motivi dell’ansia, altrettanto non fa scomparire l’ansia.

Il disagio è preesistente rispetto all’indagine.

Tra avere ansia e non volerla guardare e avere l’ansia e indagarla, l’individuo saggio sceglierà inevitabilmente la seconda possibilità.

Ma così facendo, ti troverai di fronte al tuo disagio, senza possibilità di fuga.

Per questo usiamo i Fiori di Bach, e per questo abbiamo ideato il protocollo per la crisi.

Il quarto strumento: il protocollo per la crisi

È normale andare in crisi. 

La crisi manifesta l’ingresso di una verità diversa rispetto a ciò che normalmente contempliamo nel nostro quotidiano.

Qualcosa che prima era nascosto dall’oscurità, viene finalmente alla luce.

E inevitabilmente confligge con il pregresso.

Esempio: durante l’infanzia sei stato trattato ingiustamente, provi rabbia, ma decidi che vuoi andare avanti, lasciarti alle spalle i brutti episodi che ti sono capitati e cambiare vita.

Ciò che non hai risolto, continuerà a chiedere la tua attenzione perché desidera essere risolto.

È un movimento interrotto che chiede di essere completato.

Tu non ne vuoi sapere, ma quando questa verità emerge provi disagio.

Allora vai dal terapeuta e dici: non voglio più questa cosa nella mia vita. Toglimela.

Quindi o ti droghi pesantemente in modo da non sentire più il dolore o sei costretto al confronto.

Quando ti confronti, entri in crisi perché non vuoi quella cosa nella tua vita.

Alla fine ti accorgerai che è sempre questione di accettazione.

Ma sul momento, non sai fare altro che stare male.

Il protocollo crisi è composto da Fiori di Bach e Meditazioni specifiche ed è stato pensato per aprire uno spazio nella tua consapevolezza in cui il dolore possa esistere mentre contemporaneamente esisti tu.

Ci siete entrambi. Tu e il dolore.

Nessuno uccide l’altro.

Il dolore non uccide te perché se ci pensi quel dolore l’hai già vissuto. Se ti avesse ucciso, lo avrebbe fatto allora.

Tu non uccidi il dolore perché finalmente gli dai la possibilità di esistere. Il dolore vuole esistere, non essere soffocato e nascosto

Se è lì, lo è per un motivo ben specifico: ha qualcosa da insegnarti, viene con un messaggio.

Quanto tempo ancora vorrai evitare. Fingere indifferenza, rimandare?

Quando mi trovo a discutere con i miei studenti che mi riportano i commenti di chi gravita intorno al nostro mondo ma ancora non ha deciso di sporcarsi le mani, di praticare, mi dicono spesso: quella persona non è ancora pronta.

Ti confesso una cosa: nessuno è pronto finché non decide di iniziare.

Noi abbiamo preparato una serie di strumenti atti a rendere un percorso come questo praticabile da tutti coloro che con un po’ di sale in zucca, abbiano voglia di addentrarsi, attraverso le meditazioni floreali, nei meandri della propria vita per disperdere l’oscurità. Nessuno è pronto finché non decide di iniziare.

Floriterapia Transpersonale Evolutiva

Il quinto strumento: le meditazioni

In tutti i nostri percorsi ci sono meditazioni specifiche.

Alcune hanno lo scopo di connetterti con le sensazioni corporee, altre quello di portare l’attenzione su determinati contenuti o dinamiche.

Non sarò più specifico perché mi dilungherei troppo.

Porterò solo un esempio: il gemello scomparso.

A un certo punto nelle Costellazioni Floreali® affrontiamo il tema dei rapporti paritari, fratelli e sorelle.

Moltissimi di noi senza rendersene conto, hanno vuoti familiari lasciati dai figli abortiti.

I fratellini che non sono riusciti a nascere però sono a pieno titolo parte integrante della famiglia.

Hanno bisogno che gli venga riconosciuto lo spazio che la vita gli ha negato.

Su questa dinamica ci sono meditazioni specifiche che ti guidano a conoscere questi fratelli che la vita non ti ha dato.

La stessa cosa avviene per il gemello scomparso.

Ormai è acclarato che molti di noi sono i gemelli sopravvissuti di una gravidanza gemellare in cui solo uno dei due ce l’ha fatta.

Ce l’ha fatta ma porta con sé le memorie della prematura morte di suo fratello.

Molto spesso questa che viene definita Vanishing Twin Syndrome (Sindrome del gemello scomparso) porta con sé emozioni perturbanti che comprendono ansia, paura, rassegnazione, mancanza di contatto con la realtà.

Con molti dei miei studenti ci siamo soffermati su queste dimensioni al fine di armonizzarle, accogliendole.

Per questo motivo, per le persone che hanno bisogno di lavorare su questo tema, ho ideato una meditazione specifica che ti aiuterà a prendere contatto con questa dimensione e con l’aiuto della consapevolezza e dei Fiori di Bach, riarmonizzarla.

Come per questo tema, anche per molti altri, ci sono meditazioni specifiche.

Il sesto strumento: il bagnetto

Una pratica molto interessante mutuata dalla scuola spagnola di floriterapia capitanata da Orozco è quella del bagnetto.

Il bagnetto a che?

Il bagnetto alle fotografie con i fiori di Bach.

Perché mai una follia del genere?

Perché le energie sottili seppur invisibili esistono e noi siamo piuttosto inclini a usarle indipendentemente da ciò che dicono o pensano i materialisti.

Guarda il mio video sull’esperimento del riso di Masaru Emoto.

Questa pratica di immergere una fotografia di un parente o nostra in acqua con i Fiori di Bach produce molte reazioni.

Tra le più interessanti annoveriamo la reazione delle persone che lo fanno.

Molto spesso chi pratica questo “atto psicomagico” lo fa perché glielo consigliamo noi, ma non è troppo convinto.

Allora ho visto persone che evitano di guardare la foto a bagno per un mese intero, per paura di vedere chissà cosa.

Quando di fronte a una dinamica del genere, emergono in noi emozioni disturbanti è un buon segno.

Significa che stiamo vedendo una nostra proiezione.

Ti rimando al terzo articolo per la spiegazione.

Stiamo vedendo cosa proviamo veramente nei confronti di quella persona o come viviamo veramente il rapporto con lei.

Il bagnetto è uno specchio in cui ritroviamo noi stessi.

Se abbiamo paura, quella paura esiste già, ne stiamo solo prendendo consapevolezza.

Altri strumenti

Per ogni percorso ho messo a punto strumenti specifici e collaterali di cui non mi occuperò qui per raggiunti limiti di spazio.

Ma ad esempio nelle Costellazioni Floreali® ovviamente, molto spazio viene dato alla costruzione e all’elaborazione del proprio albero genealogico, sia da un punto di vista della raccolta dei dati, sia da quello intuitivo.

Nella SDE – La Scuola delle Emozioni, la Ruota di Plutchik e la piramide dei bisogni di Maslow sono parti integranti del percorso perché ci aiutano a prendere coscienza di quali emozioni e bisogni viviamo.

Nel declinare quindi la Floriterapia Transpersonale Evolutiva® nei diversi percorsi, ho ovviamente inserito dimensioni consonanti al tema centrale che andiamo a lavorare.

Conclusioni

In questi quattro articoli:

FTE® – FILOSOFIA

FTE® – STRUTTURA

FTE® – SCOPI

FTE® – STRUMENTI

Ho cercato di evidenziare al meglio tutte le caratteristiche di una tecnica complessa e molto sfaccettata, il cui scopo come detto è di portare l’individuo alle soglie dell’esperienza transpersonale attraverso l’incontro con sé stesso.

I Fiori di Bach sono uno strumento eccezionale i cui limiti di utilizzo sono lontani dall’essere raggiunti.

Il mio sforzo in questi anni è stato di costruire un insieme di dinamiche che potesse permettere a chi interessato di accedere a una dimensione maggiormente profonda dell’uso dei Fiori di Bach.

È un lavoro lungo, ma ci sto riuscendo.

Credo che questi articoli siano utili sia a chi non la conosce ma anche ai nostri già studenti che potrebbero non aver colto appieno alcune dimensioni della FTE® che potrebbe essere loro interesse approfondire.

Nel mio primo libro “Trasforma il tuo Albero Genealogico con i Fiori di Bach” mi sono preso la libertà, sempre tenendo al centro il tema della famiglia, di evidenziare molti dei concetti che in un articolo di blog fatico a sviluppare. I temi che ho trattato qui sono ovviamente più approfonditi nel libro.

Ti invito a leggerlo. Lo trovi QUI.

Se ti interessa approfondire la materia, puoi iscriverti al gruppo Facebook. Lo trovi QUI.

Grazie. Buono studio. Buona pratica.

(Per approfondire l’argomento puoi cliccare i titoli in azzurro)

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