vero sé

Vero Sé: esprimerlo al meglio con i fiori di Bach

Vero Sé: Più si è cresciuti obbedendo ai desideri e alle aspettative degli altri, più ci si può ritrovare ad essere distanti da se stessi, e più una persona è distante da se stessa più vivrà la sua vita infelicemente.

E’ ciò che più precisamente spiega lo psicoanalista Donald Winnicott con la teoria del falso , ovvero quando il proprio senso di identità si fonda in modo errato sull’accondiscendenza ai bisogni e desideri altrui anziché sui propri.

donald-winnicottLo sviluppo del senso di autenticità della propria vita, connesso al concetto di vero , ha inizio dalle primissime fasi dello sviluppo infantile, sempre che l’ambiente, in primis la madre, ma anche il padre, la famiglia, la società, lo permetta.

E’ importantissimo infatti che fin dalla nascita il bambino trovi rispecchiamento dei suoi bisogni e desideri nella madre, ciò gli permette di sviluppare il senso del proprio essere, cioè può sentire che quello che la madre gli trasmette ha a che fare con lui, con le sue esigenze e con le sue emozioni, allora la sua vita sarà connotata da un senso di autenticità e si svilupperà un vero sé.

Viceversa se l’esistenza si basa su una continua reazione a pressioni ambientali, se il bambino vive una realtà in cui i suoi bisogni sono in secondo piano rispetto ai ritmi, alle esigenze e alle aspettative dei genitori, la sua vita sarà basata sull’adattamento reattivo a queste circostanze e si svilupperà un falso sé.

In questo senso potrà successivamente essere anche un adulto perfettamente adattato alla realtà circostante, ma sarà sempre tormentato dalla sensazione che la sua non sia una vita autentica.

Il vero  rimarrà ingabbiato dall’acquiescenza e dal conformismo del falso  che gestisce diligentemente i rapporti con l’ambiente provocando però un continuo senso di inautenticità.

Se da bambini si cresce imparando ad assecondare i bisogni e i desideri principalmente della madre, poi della famiglia e in seguito della società, si imparerà via via a fondare il proprio senso di identità sull’accondiscendere alle richieste altrui.

E se questo è l’unico modo sperimentato da bambini per assicurarsi la vicinanza e l’affetto delle figure significative, una volta adulti si finisce per non sapere più chi si è, incapaci di ascoltare bisogni e desideri autentici e diventando così schiavi del giudizio sociale e dell’approvazione altrui.

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Photo credit: Bill Durgin

Il vero Sé: le parole di Edward Bach

A tal proposito anche il Dr. Bach, senza tanti giri di parole, sostiene che: “I genitori devono guardarsi particolarmente da qualsiasi tentazione di plasmare la giovane personalità secondo le proprie idee e i propri desideri; devono trattenersi dall’esercitare qualsiasi forma di autorità inopportuna, e dall’esigere favori in cambio di quello che è solo un loro dovere naturale e un privilegio divino.

Ogni desiderio di voler controllare o plasmare la giovane vita per motivi personali denota una terribile forma di avidità che non va mai incoraggiata, perché, se questo sentimento dovesse mettere radici nel giovane padre o nella giovane madre, li porterebbe ad essere in seguito dei veri vampiri. Qualsiasi desiderio di dominio va frenato al suo insorgere.”

L’amore che i bambini hanno bisogno di sentire è un amore incondizionato, senza nessuna condizione. Senza limitazioni al loro modo di essere e di sentire. Ascoltarli, accettarli, riconoscerli nella loro vera natura è il modo migliore affinché imparino a conoscere e a realizzare se stessi.

Affinché questo possa avvenire, Bach ci mette in guardia dal pericolo di costruirsi prigioni all’interno della famiglia: “Quasi in ogni famiglia, genitori e figli costruiscono delle prigioni per motivi assolutamente falsi e per un’idea sbagliata del rapporto genitore-figlio. Queste prigioni chiudono la strada alla libertà, intralciano il percorso e impediscono lo sviluppo naturale della persona, arrecando infelicità a tutti coloro che ne sono coinvolti, mentre i disturbi fisici, psichici e nervosi, che affliggono queste persone costituiscono certamente un’alta percentuale delle malattie del nostro tempo.”

E’ durante la gestazione, la nascita e nella prima infanzia che si costruisce il nostro carattere, il nostro particolare modo di essere, il modo in cui processiamo tutte le informazioni che percepiamo, dagli altri, dall’ambiente che ci circonda e da noi stessi.

I genitori sono specchi in cui il bambino si vede riflesso e secondo le immagini che percepisce costruisce la propria auto-immagine.

Il vero Sé: l’oggetto Sé speculare, nelle parole di Heinz Kohut

Lo psicoanalista Heinz Kohut nella sua Psicologia del Sé descrive l’importanza dello sviluppo del sé e di ciò che lui definisce “oggetto sé”, riferito a un tipo di funzione o di esperienza. Tra questi, l’oggetto Sé speculare, è quel tipo di esperienza che permette il costituirsi di una sana autostima, in quanto permette al bambino di sentirsi valorizzato, positivo, capace.

Un’esperienza comune a tutti, per intenderci, è quella di vedere il luccichio nello sguardo della madre che guarda il piccolo mentre lui gli presenta un disegno, o quando impara a camminare, in sintesi è il piacere che si riceve quando un pubblico che osserva chiede il bis. Sono tutte quelle esperienze in cui il bambino si sente visto, riconosciuto, sostenuto, valorizzato.

Al contrario l’esperienza di frammentazione del sé può essere vissuta per esempio da un bambino che corre dalla mamma per farle vedere un disegno e la mamma gli dice che è uno scarabocchio, “vedi che sei ancora piccolo, non puoi disegnare.”

Oppure la bambina che soddisfatta si mostra alla mamma per farle vedere come le sta il vestitino nuovo e la mamma invece che guardare il vestitino e fare i complimenti alla bambina, guarda le scarpe dicendole: “allacciati le scarpe che sono slacciate!” E’ l’esperienza che può fare un attore che sale sul palcoscenico dando il meglio di sé e riceve dei fischi.

In quel momento il sé, si mostra e ha bisogno di essere sostenuto e rafforzato, se non incontra un sostegno e una rassicurazione, che produce un’esperienza di forza e vitalità, crolla e vive un’esperienza di frammentazione.

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Dunque se durante l’infanzia il bambino riceve riflessi positivi, riflessi che gli mostrano amore incondizionato, acquisirà fiducia e sicurezza, che sono elementi base per una buona autostima. Se al contrario, i riflessi si compongono di giudizi negativi, incomprensioni e rifiuto per i suoi sentimenti, il bambino costruirà delle difese: barriere emozionali e carenza di autostima.

Il vero Sé: le interferenze e le prigioni

Le radici di ciò che ci gratifica o al contrario ci altera, ci fa star male in età adulta, si trovano nel periodo della gestazione, nascita e infanzia, in ciò che il Dr. Bach chiama interferenze. Quelle interferenze all’interno della famiglia che Bach definisce come prigioni.

E’ chiaro che, salvo eccezioni, tutti i genitori amano i propri figli, la questione è che essi si sentano amati e che percepiscano questo amore in modo incondizionato, che in altri termini significa “sono importante e mi vogliono bene così come sono”.

Questo amore incondizionato (ne abbiamo parlato qui) è il nutrimento affettivo di cui necessitano i figli per la loro felicità e per uno sviluppo psicoemozionale sano, e questo è possibile se il genitore segue e asseconda la natura del bambino senza volerla modellare a proprio piacimento.

In pratica significa saper accettare e amare per esempio un bambino che esprime vivacità anziché calma e tranquillità, che ama disegnare anziché giocare a pallone, che preferisce giocare con l’amichetto del cuore anziché con tutto il gruppo, e così via.

Rispettare, o perlomeno prendere in considerazione il modo di essere e le piccole o grandi scelte dei propri figli, fa si che essi si sentano visti per come sono e valorizzati.

Al contrario, il non sentirsi riconosciuti, accettati, accolti, nei primi anni di vita all’interno della propria famiglia è ciò che produce successivamente una vita non autentica, in quanto la propria vera natura, il vero sé, apprende con il tempo a reprimersi e ad adattarsi alle aspettative dell’ambiente anziché esprimersi nelle proprie reali potenzialità.

Il vero Sé: la libertà di essere sé stessi

Pertanto il Dr. Bach mette in guardia i genitori dall’interferire con le proprie aspettative  sulla vita dei propri figli, ma piuttosto “L’atteggiamento dei genitori dovrebbe consistere essenzialmente nel dare al nuovo venuto il più completo orientamento spirituale, psicologico e fisico, senza mai dimenticare che quel piccolo essere è un’anima individuale venuta sulla terra per acquisire una sua esperienza personale nonché una sua consapevolezza, secondo i dettami del suo Io Superiore. Pertanto sarebbe bene lasciargli tutta la libertà che gli occorre per potersi evolvere senza ostacoli.”

Tutto ciò non vuole essere un invito a  lasciare libero il bambino di fare ciò che gli pare, ma si intende libertà di essere ciò che si è, di sentire ciò che si sente, e di esprimersi di conseguenza.

Come insegna lo psicologo Bernabè Tierno “Educare è aiutare un essere umano a scoprire il meglio di sé, rafforzarlo il più possibile affinché arrivi a essere pienamente e liberamente se stesso, orientare la sua vita a beneficio proprio e degli altri e che sia felice perché capace di procurarsi molti momenti di gioia.”

Ma come nella maggior parte dei casi, la teoria non corrisponde fedelmente alla pratica, per cui ognuno di noi, chi più chi meno, può avvertire il bisogno di far vivere quella parte autentica di sé, quel vero  da troppo tempo imprigionato da un falso .

Il vero Sé: i fiori di Bach possono aiutare?

E parlando di fiori di Bach, la domanda potrebbe sorgere spontanea: c’è un fiore che può aiutare a fare emergere e a fare esprimere il vero ?

No, non uno specifico fiore, bensì tutti i 38 fiori di Bach, in quanto i rimedi floreali favoriscono la connessione con la nostra parte più autentica. E quando siamo in connessione con il nostro vero , la nostra vita non può che essere piena e autentica.

E vorrei concludere con una metafora utilizzata da Bach che amo molto: la storia della vita.

“Una ragazzina ha deciso di dipingere un quadro con una casa in tempo per il compleanno della madre. Nella sua mente il quadro è già finito, ella sa come attuarlo nel più piccolo dettaglio, resta soltanto di metterlo giù sulla carta. Prende la scatola con i colori, il pennello e lo straccio, e piena di entusiasmo e felicità si mette al lavoro.

Tutta la sua attenzione e interesse sono concentrati su ciò che fa, niente può distrarla dal lavoro in corso. Il quadro è finito in tempo per il compleanno. Con grandissima abilità ha ritratto la sua idea della casa: è un’opera d’arte perché è tutta sua, ogni pennellata è fatta per amore verso sua madre; ogni finestra, ogni porta ritratta con la convinzione che doveva essere lì.

Quand’anche possa sembrare una baracca, è comunque la più perfetta casa mai realizzata in un quadro; è un successo perché la piccola artista ha messo tutto il suo cuore e la sua anima, tutto il suo essere nel farlo.

Questa è salute; questo è successo e felicità e vero servizio: servendo per amore, in perfetta libertà, ognuno a modo suo. E così scendiamo in questo mondo, sapendo quale quadro dobbiamo dipingere, avendo già tracciato un piano del nostro passaggio nella vita, e tutto quello che ci resta da fare è di metterlo nella sua forma materiale.

Andiamo avanti pieni di gioia e interesse, concentrando tutta la nostra attenzione nel perfezionare quel quadro, con grandissima abilità, traducendo i nostri pensieri ed obiettivi nella vita terrena in qualunque ambiente abbiamo scelto. Poi, se seguiamo dall’inizio alla fine i nostri veri ideali, i nostri veri desideri con tutta la forza che possediamo, non c’è fallimento: la nostra vita è stata un successo splendido, sano e felice.

La stessa storiella della giovane pittrice illustra come, se lo permettiamo, le difficoltà della vita possano interferire con questo successo, salute e felicità, e ci distolgano dal nostro scopo.

La ragazzina sta dipingendo indaffaratamente e felicemente quando arriva qualcuno e le dice:”Perché non mettere la finestra qui e la porta lì, e poi il sentiero del giardino dovrebbe andare così”. Il risultato della giovane sarà di perdere totale interesse nel lavoro, può darsi che continuerà, ma ora sta mettendo giù sulla carta soltanto idee altrui.

Può scocciarsi, diventare irritata, infelice o impaurita nel rifiutare questi suggerimenti o incominciare a odiare il quadro e forse strapparlo: la reazione dipenderà dal carattere della ragazzina. Il quadro finale potrebbe essere una casa riconoscibile, però sarà imperfetta e un fallimento perché è l’interpretazione dell’idea altrui e non quella della ragazzina. Non può servire come regalo di compleanno perché può darsi che non sarà completato in tempo e la madre dovrà aspettare tutto un altro anno per il suo regalo.

Questo è malattia: la reazione all’indifferenza; questo è fallimento e infelicità temporanea. Questo accade quando permettiamo ad altri di interferire con lo scopo della nostra vita e impiantare nella nostra mente dubbio, paura e indifferenza”.

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