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Aggressività femminile: come trasformarla con i fiori di Bach

aggressività femminile

Quando parliamo di aggressività, generalmente intendiamo riferirci a quei comportamenti volti ad arrecare un danno fisico o psichico ad altri individui.

In realtà il concetto di aggressività può assumere molteplici significati e include fenomeni molto diversi l’uno dall’altro a seconda del contesto e del caso a cui si fa riferimento.
Il termine aggressività deriva dal latino adgredior che significa avvicinarsi, ma che può anche essere inteso come assalire, accusare, intraprendere, cominciare.  Data la sua pluralità di significati, è stato definito una parola valigia, in quanto può avere sia una connotazione negativa che positiva, ovvero possiamo riferirci ad un’aggressività ostile volta ad infliggere dolore, o un’aggressività strumentale intesa come mezzo per difendere il proprio spazio, superare ostacoli e raggiungere obiettivi.

Marina Valcarenghi, illustre psicoanalista, fa riferimento a quest’ultima quando parla di aggressività femminile.

La Valcarenghi sottolinea come nelle donne sia presente un deficit aggressivo che solitamente non viene indagato perché considerato normale, in quanto le modalità di espressione e di gestione della rabbia, sarebbero diverse nei due sessi. I bambini maschi, sin da piccoli, sono maggiormente abituati a fare i conti con l’aggressività: si considera normale che sperimentino questa emozione, di conseguenza è più probabile che, nel corso dello sviluppo, adottino strategie più o meno adattive per gestirla.

Nel caso delle bambine, invece, la questione cambia.

aggressività femminile

Marina Valcarenghi, quando parla di aggressività femminile, individua nell’ipoaggressività o nell’iperaggressività i due poli patologici opposti di questo problema.

Da un lato, cioè, sono numerose le donne che non riescono ad esprimere la propria aggressività, intesa non come dimensione rabbiosa e oppositiva, ma come aggressività sana, quella che nella vita di tutti i giorni ci permette di porre dei limiti e compiere delle scelte sulla base dei nostri bisogni.

L’ipoaggressività, se portata all’estremo, conduce la persona a non essere in grado di difendersi di fronte alle pressioni esterne che finiscono così per invadere la donna.
Ogni richiesta si tramuta, automaticamente, in un compito cui è impossibile sottrarsi: non è più la persona che decide cosa fare o cosa no, ma gli altri, perché l’unica risposta che si pensa sia possibile dare, in questi casi, è un si.
All’estremo opposto invece è possibile collocare quelle persone che tendono ad essere iperaggressive per compensazione.

Il problema dell’aggressività femminile rimane comunque sempre il medesimo: riuscire a riconoscere e proteggere la propria identità e il proprio progetto di vita.

Per dirla con le parole dell’autrice: “In entrambi i casi, infatti, le donne risultavano sconfitte, nel primo caso perché il loro territorio veniva regolarmente invaso e distrutto per assenza o insufficienza di strutture difensive, nel secondo caso perché l’aggressione nervosa nello spazio altrui o l’eccesso di autodifesa scatenavano ansia, tensioni e conflitto con l’ambiente, un’artificiale durezza e in certi casi paranoia. Nella mia osservazione entrambe queste reazioni generavano uno stato di angoscia che produceva sintomi spesso anche a livello psicosomatico.”

Questo non sarebbe imputabile solo a problematiche all’interno della singola donna, ma dovrebbe essere ricondotto ad una dimensione inconscia collettiva, propria della cultura occidentale.

Il deficit aggressivo nelle donne, inteso come l’incapacità a difendere il proprio territorio fisico, psichico e sociale, è stato socialmente indotto attraverso i secoli da una cultura che ha modificato il comportamento femminile per piegarlo ai propri scopi.
Una singola donna poco può fare per liberarsi da questo peso, poiché la rimozione dell’aggressività femminile ha origini nella collettività.

Ma se cambiare la cultura non è un’impresa facile, prenderne consapevolezza è un obbligo. L’obiettivo diventa, allora, quello di curare questo istinto aggressivo malato e trasformarlo in capacità di esprimersi pienamente e liberamente.

Un eccellente aiuto possiamo averlo dai fiori di Bach.

Facciamo un esempio di come potremmo intervenire con i fiori di Bach per trasformare quel tipo di aggressività femminile patologica, a cui fa riferimento la Valcarenghi, in un’energia potenziante che permetta alla donna di esprimere al meglio se stessa e la sua vera natura.

In questa accezione dunque la parola aggressività ha una connotazione positiva, ovvero quell’energia che spinge la donna ad affermare se stessa realizzando i propri desideri e portando avanti il proprio progetto di vita, in maniera franca, aperta, diretta e adeguata, riuscendo cioè a dire o fare ciò che desidera senza invadere o procurare danno ad altri.
Questo stato di aggressività sana, lo potremmo collocare al vertice di un triangolo, alla cui base abbiamo le due situazioni disfunzionali: da un lato l’ipoaggressività e dall’altro l’iperaggressività.

aggressività femminile

In uno stato di ipoaggressività, la donna è passiva, evita di dire o chiedere ciò che desidera o che le piace, non fa valere i propri diritti e subisce le situazioni che gli altri le impongono.

Per contro, nell’iperaggressività, la donna tenta di farsi valere in una forma tanto irruenta che finisce per arrecare danno ad altre persone. Succede quando per fare valere i propri diritti si violano quelli degli altri, attraverso l’atto di dominare, umiliare, disprezzare, e via dicendo.

Impiegare dunque l’aggressività sana, significa saper chiedere, sapere negarsi quando è necessario, negoziare ed essere flessibili per poter ottenere ciò che si vuole, rispettando al contempo gli altri ed esprimendo i propri sentimenti in forma chiara.

In situazioni disfunzionali succede invece che, per l’incapacità di utilizzare l’aggressività sana, ipoaggressività e iperaggressività si alimentino a vicenda in un andirivieni senza fine.

Le donne, proprio per il ruolo sociale che è stato attribuito loro nei secoli, hanno tutt’ora maggior difficoltà rispetto agli uomini a far valere i loro diritti, spesso si preoccupano di mantenere relazioni armoniose e temono che l’assertività provochi conflitti. Il problema è che tenere sempre sotto controllo i propri sentimenti ha un costo: la sensazione di frustrazione e di inefficacia.

Nel momento in cui ci si accorge di questo e il livello di frustrazione supera la soglia di tolleranza, il fatto di aver troppo a lungo subito porta nella maggior parte dei casi a reazioni di ribellione esagerate.

E’ il caso comune di quando si sente dire per esempio: “Non ne potevo proprio più, gliene ho dette di tutti i colori!!”

aggressività femminile

Li per li la sensazione è quella di essersi sfogate e scaricate di un peso, ma subito dopo arriva il senso di colpa che riporta la persona alla condizione precedente di dover subire per poter in qualche modo riparare il danno provocato da tale irruenza, fino a che si arriva di nuovo al limite della frustrazione e ancora si esplode, per poi tornare nuovamente alla situazione precedente perché ci si sente in colpa di essersi comportate in quel modo.
E questo può diventare un circolo vizioso senza fine, se non si impara ad utilizzare questa energia così potente in modo costruttivo anziché distruttivo, ovvero per sè anziché contro di sè.

Aggressività femminile – l’aiuto dei fiori di Bach:

Centaury è il rimedio che favorisce l’assertività, cioè quell’aggressività sana di cui parla la Valcarenghi. Questa essenza floreale aiuta quelle donne che si sentono succubi di situazioni o personalità più forti. Centaury aiuta a riconoscere e a far rispettare le proprie esigenze, favorendo la capacità di affermazione della propria identità.

Holly e Cherry Plum sono invece i due rimedi che si possono utilizzare nel caso in cui si arrivi ad una condizione di iperaggressività e si arriva a difendere i propri diritti in modo inappropriato, offensivo, senza tenere conto dei diritti degli altri.

Tipici esempi di questo tipo di condotta sono le accuse, le minacce, a volte si può arrivare alle mani, specialmente coi figli, in generale tutto ciò che aggredisce gli altri senza tenere conto dei loro sentimenti.

aggressività femminile

Questi due fiori aiuteranno a gestire la rabbia in modo più positivo e costruttivo: Cherry Plum favorendo l’autocontrollo e la capacità di sviluppare meccanismi di autoregolazione più efficaci; Holly invece contribuirà a trasformare e canalizzare in modo costruttivo anzichè distruttivo questa energia così forte e potente dell’aggressività femminile.
Cherry Plum, essendo un rimedio che lavora in generale sul controllo favorendo l’autoregolazione, in entrambi i casi, sia che ci sia troppo controllo o che ce ne sia troppo poco a livello fisico, psichico ed emozionale, lo si può utilizzare anche in abbinamento con Centaury.

Quando una donna è troppo compiacente e tende alla sottomissione, tende a reprimere i propri bisogni e a controllare il proprio comportamento in funzione degli altri.  In questo caso Cherry Plum lavorerà in sinergia con Centaury su tutti quei comportamenti che provocano una  repressione di sè, aiutando la donna a manifestare sè stessa in modo più autentico ed equilibrato.

Un altro rimedio molto importante per gestire al meglio l’aggressività femminile, è Pine. Questo è il rimedio utile per il senso di colpa.

Dopo l’esplosione di rabbia è facile sentirsi “cattive”, colpevoli, non meritevoli, e via dicendo. Tutti sentimenti che riconducono ad uno stato di repressione volto ad espiare la colpa. Il risultato è però quello di continuare a vivere con un senso di indegnità e di demerito.

Pine aiuta si a riconoscere eventuali errori commessi, ma senza necessariamente dover passare da un processo di auto-rimprovero e autopunizione. Al contrario Pine insegna il perdono e l’amore per se stessi. Accresce l’auto-accettazione e la comprensione che svalutarsi e punirsi non porta nulla di buono.

Questi rimedi floreali possono aiutare tutte quelle donne che per innumerevoli motivi mettono in atto questi meccanismi perché sentono che non stanno  esprimendo appieno la loro vera natura, che non stanno portando avanti il proprio progetto di vita, perché, come sostiene la Valcarenghi: “Esiste un giardino per ognuno di noi che viene consegnato quando veniamo al modo…Il compito principale di tutta la nostra esistenza è di farlo fiorire, di farlo essere al suo meglio. Ognuno di noi farà quello che può mediando fra la natura del suo giardino e le sue aspirazioni…Per coltivare un terreno bisogna saperlo difendere, recintarlo, sistemare il cancello, regolamentare le visite, escludere gli importuni, i perdigiorno e i violenti;  è questo un diritto-dovere in assenza del quale nessuna coltivazione darà frutti”.

Bibliografia:

Valcarenghi M., L’aggressività femminile, Bruno Mondadori

Grossi D., Fiori di Bach: strumenti di guarigione e di evoluzione personale, Edizioni Sì

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