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elaborazione della separazione con i fiori di Bach

L’elaborazione della separazione passa attraverso varie fasi. Cosa possono fare i fiori di Bach quando ci troviamo di fronte a un dolore così?

L’elaborazione della separazione ricalca di fatto l’elaborazione del lutto, essa stessa è un lutto, un momento della nostra vita in cui dobbiamo fare i conti con la separazione e con l’elaborazione che ne consegue. La tendenza naturale dell’essere umano è quella di fingere che nulla sia accaduto perché, sembra ridicolo a dirlo, siamo stati programmati così.

Questa caratteristica è etnocentrica e cognicentrica, ovvero propria della nostra cultura che, per una serie di profondi apprendimenti tra cui sicuramente il cattolicesimo, considera la morte, la separazione come la fine di qualcosa di irreparabile e di conseguenza tende a percepire e a vivere il distacco come un lutto (lutto deriva dal latino e significa “piangere”). Altre culture che noi consideriamo inferiori, hanno una maggiore conoscenza delle leggi universali e sanno bene che, come disse Antoine de Lavoisier, “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Essi lasciano quindi andare chi deve andare, perché sanno essere giunta l’ora della trasformazione, che sta iniziando una nuova fase della vita in cui ci saranno bisogni differenti e ci si può preparare al nuovo anziché piangere su ciò che non è più.

Questo modo di pensare che dovrebbe essere proprio dell’essere umano è stato invece mutilato nella falsa convinzione della separazione che ci è stata insegnata da generazioni. Noi siamo implicitamente convinti che ci sia qualcosa che sia altro da noi e su questo falso mito costruiamo tutta la cultura imperante, dandoci anche il diritto di uccidere, stuprare, vomitare critiche insensate perché non capiamo che l’altro è una parte di noi e che quando avviene una separazione è semplicemente terminato un ciclo.

Per contro, la nostra amigdala che controlla le emozioni reagisce in prima istanza, come ho spiegato in questo articolo, a protezione della vita stessa e quindi cerca di evitare situazioni di sofferenza acuta. Ecco che quindi la prima reazione spontanea del meccanismo “essere umano” è di chiudersi di fronte alla separazione.

Da questo si capisce che una parte della sofferenza di fronte alla separazione è fisiologica e biologica, mentre una parte è solo compensativa e quando portiamo con noi il lutto della perdita, della separazione per mesi se non addirittura per anni, significa che abbiamo proiettato sulla persona che non è più con noi, una parte della nostra psiche e che stiamo usando questa proiezione come valvola di sfogo per mantenere in vita i nostri bisogni secondari, ovvero quei bisogni che compensano altri bisogni. Ti faccio un esempio (veloce e banale) solo per farti capire:

Un bambino sta male e piange. La madre non sa come gestire la problematica e gli da cibo ogni volta che il bambino piange. Magari il bambino vorrebbe coccole o carezze, massaggi, giochi, ma gli viene dato cibo. Questo meccanismo si ripete per diverso tempo. Il bambino inconsciamente apprende che quando è triste, arriva cibo. Si, sembra terribilmente simile all’educazione dei cani di Pavlov e in effetti è così che funziona. Svilupperà il bisogno secondario della tristezza perché in essa troverà il conforto del cibo.

Spesso quindi il dolore della separazione è compensativo perché quella persona che ci viene a mancare incarnava qualità di cui noi avevamo bisogno, ma a cui non riuscivamo ad accedere. La persona manifestava un bisogno primario che noi non riusciamo a manifestare e la perdita di quella persona diventa simbolico della perdita di una parte essenziale di noi stessi. Ovviamente non è così. Siamo chiamati a fare chiarezza sui nostri bisogni primari e a soddisfarli pienamente. Solo così possiamo vivere davvero.

In questi casi è necessario un lavoro di fondo sulla personalità per permettere l’emergere dei bisogni primari e per prendere consapevolezza di noi stessi, per cui non è possibile fare una diagnostica floreale adatta. Come ripeto sempre anche a chi mi chiede informazioni sulle consulenze, non è possibile “generalizzare i fiori”, si possono dare consigli su quali essenze considerare per un determinato contesto, come vedremo per il lutto, ma ogni essere umano è una persona unica e speciale e per questo i fiori vanno cuciti come un vestito sartoriale sulla pelle di ognuno di noi.

La settimana prossima entreremo nelle fasi della gestione della separazione e vedremo invece quali fiori possono aiutarci a superare il distacco.

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