Nella società odierna sempre più persone sono costrette ad evadere dalla propria interiorità per darsi da fare nel mondo. Avere oggi la possibilità di vivere in uno spazio sacro è un dono, una fortuna, ma anche una ricerca, un modo di vivere attraverso il quale possiamo davvero cambiare noi stessi.

spazio-personale

Contattare questo spazio per la preghiera del cuore, per entrare in contatto con la nostra intimità è un gesto naturale che invece spesso tralasciamo per mille motivi, tra cui gli impegni, i figli, etc.

Anche Edward Bach sosteneva questo principio. In un suo scritto troviamo infatti queste parole: “Dobbiamo solo isolarci per qualche minuto ogni giorno in un luogo che sia il più tranquillo possibile, e qui, senza essere disturbati, stando seduti o sdraiati, fare il vuoto nella nostra mente e pensare con calma al compito della nostra vita. Ci accorgeremo ben presto di ricevere un grande aiuto in momenti simili, come se ci venissero date delle indicazioni e delle conoscenze illuminanti per il nostro cammino”.

Ecco che la meditazione, senza essere nominata, entra nella vita quotidiana e ci permette di ritrovare non solo quiete, ma anche la direzione giusta che porta la nostra vita ad assolvere al compito assegnatoci.

Ma cosa accade quando non abbiamo confidenza con questo spazio sacro, oppure, per abitudine, per educazione, per non essere esclusi dagli altri, tralasciamo di contattare il nostro Sé più vero, non dialoghiamo con noi stessi, non troviamo lo spazio per coltivare questo spazio?

Soffriamo.

E le ragioni delle nostre sofferenze sono inequivocabilmente dentro di noi, noi le abbiamo create, noi le manteniamo vive, quindi è nostra responsabilità risolverle, per trovare la pace e la comunicazione con il nostro spazio sacro, con noi stessi.

Quali sono i fiori di Bach che ci aiutano in questo viaggio alla ricerca di noi stessi?

walnut

WALNUT: sicuramente è il primo fiore che ci viene in mente quando parliamo di sacralità dello spazio.

“Chi dorme sotto il Noce, si fa il segno della Croce”, cita un antico proverbio marchigiano. In effetti, da millenni, attorno al noce gravitano storie di ogni tipo, come appunto che il dormirvi sotto, porti sfortuna.

In verità le origini vengono da una bellissima tragedia greca che vede Dioniso trasformare in albero di Noce la sua amata Caria, dopo che ella morì per il dolore di un maleficio fatto da Apollo sulle sue sorelle.

Toccò ad Artemide, sorella di Apollo, raccontare questa storia che, per questo, venne chiamata Artemide Cariatide e costruito in suo onore un tempio sorretto da figure femminili scolpite in legno, dette appunto cariatidi. Quest’aura magica venne portata fin nel medioevo ed oltre, periodo in cui le streghe tenevano i loro “Sabba” proprio sotto quello che consideravano essere, per i motivi che vedremo, un albero magico, il noce appunto.

Dobbiamo all’influenza negativa che il non sempre ben accetto sincretismo dei riti pagani nella chiesa monoteista diede alla magia, cioè al chiedere aiuto alle forze della natura tramite riti (un po’ quello che facciamo noi con l’assunzione rituale di 4 gocce 4 volte al dì), il guardare al Noce come ad un albero che portasse sfortuna, anziché ad un albero con una storia profonda ed una funzione di connessione e protettiva; come se fosse (e forse lo è), un luogo magico, motivo di scelta per le “streghe”. Bach certo era scevro da questa visione superstiziosa, però sapeva di scegliere una pianta con un forte potere difensivo poiché, nel mallo, nelle foglie e nelle radici del Noce è ben presente lo juglone, una sostanza tossica ricca di tannini e di oli volatili che impedisce la crescita di altre specie. Questa è una sicura difesa nei confronti delle intrusioni esterne. Difesa come quella che ricerca la persona bisognosa di questo rimedio, che chiede protezione dagli eventi e dagli agenti esterni per proseguire serenamente ciò che ha intrapreso e portarlo a compimento senza che nulla o nessuno possa intervenire disturbandolo. Chiede protezione come se pregasse gli dei. In fondo noce (ju-glans) significa ghianda di Giove. Ecco allora che assumere Walnut diventa come erigere una sorta di barriera difensiva contro le persone che ci vogliono distrarre, distogliere dal nostro compito di vita, cioè semplicemente essere all’interno del nostro spazio sacro per ricevere dall’Anima le indicazioni giuste.

holly

HOLLY: cosa accade invece quando abbiamo già permesso alle energie negative presenti nell’ambiente circostante di entrare nel nostro spazio sacro? Proviamo rabbia, invidia, gelosia, vendetta, sospetto. Siamo noi che generiamo il nostro spazio sacro e quando queste reazioni sono presenti, siamo stati noi a farle entrare.

Non è un caso che Walnut e Holly vengano presentati da Bach in ordine ravvicinato all’interno del suo testo definitivo (I dodici guaritori ed altri rimedi), poiché entrambi appartengono alla categoria delle influenze esterne, entrambi fioriscono nello stesso periodo, è quindi quantomeno ipotizzabile che vennero scoperti in stretta vicinanza. Come se l’intento protettivo di Walnut fosse venuto meno, le forze esterne abbiano avuto il sopravvento sulle difese interiori ed ora la persona si trova a dover combattere contro queste intrusioni, che ci parlano di invidia, gelosia, sospetto, vendetta e, ovviamente, di rabbia. Ciò che è penetrato ci ha profondamente offesi, ha compromesso la nostra integrità, ha squarciato il velo della nostra onestà, ci sentiamo traditi, vilipesi e reagiamo con profondi sentimenti negativi. Il nostro spazio sacro non è più sacro.

Non è un caso che Holly, l’agrifoglio, abbia, al pari del Noce, un che di sacro, di profondamente legato alla tradizione cristiana che ne vede l’impiego nelle ghirlande a Natale. E anche qui, come nel caso precedente, abbiamo una storia di integrazione tra il cristianesimo che avanza ed un paganesimo che resiste, con i suoi riti di richiamo alle forze naturali. E ancora non è un caso che i fiori dell’agrifoglio siano diclini, cioè unisessuali e la pianta dioica, cioè ospitante un solo sesso. Questo fa si che la pianta maschile e quella femminile cerchino l’abbraccio intrecciando i loro rami, nella ritrovata pace della fusione d’Amore. Entrambi i fiori, maschile e femminile infatti, vengono usati per produrre il rimedio.

Non è un caso nemmeno che Ilex Aquifolium sia una delle poche piante in grado di crescere nel sottobosco di faggeta (Beech). L’intollerante faggio impedisce a quasi tutti gli alberi di crescere sotto la sua ombra, ma l’Agrifoglio ci riesce. Questa pianta richiama, coi suoi contrasti, l’Amore universale. Basti pensare al verde delle foglie, complementare al rosso delle bacche, che si fonde nel candido dei fiori e ci spinge alla riconciliazione, nelle idee e nei fatti col mondo circostante qualora questo ci possa aver, in alcun modo, offeso.

centaury

CENTAURY: Quella di Centaury è una storia di pazienza, di bontà, di dolcezza, ma anche di sottomissione e rabbia, nascosta, occultata, sopportata infine.

Prendiamo l’etimologia della parola “Sottomissione” e questa storia ci apparirà evidente. È avere una missione e vivere al di sotto di questa possibilità che ha una funzione trasformante. La missione equivale al viaggio dell’Eroe per salvare la bella principessa sconfiggendo il drago. La vicenda cambierà i destini dei protagonisti che troveranno finalmente la pace. Sottomettersi è lasciare che l’ambiente, i parenti, gli amici (tutti quanti in fondo), ci tolgano dalla nostra storia personale, sottostimando quanto siamo in grado di fare; sobbarcati in questo stato gli crediamo ciecamente, ci fidiamo più del nostro buon cuore che del nostro potere trasformante.

L’animo buono, induce il deuteragonista ad accettare senza indugi, ogni tipo di assurda angheria, di sfruttamento, di speculazione, nel nome della gentilezza, della non – ribellione. Ma attenzione, questo comportamento è creato da diversi fattori, dalla paura, dall’incapacità a dire no, e non da una coscienza superiore, porta quindi sofferenza. Anche perché così facendo, la persona Centaury, come sostiene Bach, tralascia la cura della sua particolare missione nella vita.

Trovare sotto la polvere, il coraggio di fare la propria strada, ci riporta all’interno del nostro spazio sacro, ci permette di ridefinirne i confini e di difenderli, se necessario.

A questi tre fiori, se aggiungiamo Agrimony, abbiamo tutti i fiori della categoria dei

Fiori per l’ipersensibilità alle influenze e alle idee altrui.

Ecco che Bach, consciamente o meno, ha fatto questo ragionamento, ha spiegato alle persone quanto sia importante difendere correttamente il proprio spazio sacro.

Buon lavoro e buona scoperta di te con i fiori di Bach.

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