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Ti dibatti come un pesce fuor d’acqua nella ricerca continua di “qualcosa” che sappia darti pace. Ma questa pace non arriva. Perché?

La banalità ormai super diffusa nell’ambiente spiritual-newage-borghese-olistico sta davvero toccando quote che nemmeno i partiti alle politiche 2018, in tema di cosa faremo e di cosa poi faranno veramente.

C’è una emergente contro-cultura delle possibilità infinite che sta catturando sempre più le menti di quel 47% dichiarato di analfabeti funzionali che credono a tutto perché sono il tutto, e tutto è uno.

“Tutto è uno. Io sono nell’Uno. Quindi posso essere qualsiasi cosa voglia”. Questa è l’idea.

La convinzione erronea è semplice da confutare, addirittura banale.

Tutti siamo Uno, ma l’Uno è indifferenziato. Per l’Uno sono uguali l’assassino e il santo. Nessuno di noi è indifferenziato, pur essendo nell’uno. Ognuno di noi che ragiona (ma ragioni davvero?) questi temi filosofici, ha un passato, un futuro, un’identità a cui consegue un karma personale.

Vuoi davvero abbracciare l’Uno? Rinuncia a te stesso. Lasciati e donati completamente all’Uno. Come i padri del deserto, per dire. Anche Gurdjeff spiegava che una delle quattro vie, quella delle emozioni, seguita dai monaci e dalle monache cristiane, passava per il donare interamente il proprio cuore a Dio.

Se invece sei preda dei tuoi fantasmi, dei tuoi momenti bui, delle tue difficoltà, dei tuoi pregi e difetti, la prima presa di coscienza è che hai un’identità. L’identità è definizione e per conseguenza, separazione. E su questa lavorare. Coerentemente, se possibile.

Si, tu puoi argomentare che non è necessario uccidere l’ego per fondersi nell’Amore universale e vibrare della gioia infinita, basta appunto lasciare fare al cuore, perché tutto è perfetto così com’è.

Non basterebbe un libro per spiegare tutti questi concetti.

Tutto è perfetto così com’è se tu davanti al tuo dolore o alle tue paure non scappi, resti in ascolto, vivi il dolore, vivi la paura, ti apri a ciò che il cuore ti sta portando. E quando ristrutturi una vita intera, certo lo fai anche lavorando con il dolore, perché tutti quanti abbiamo subito ferite e se impari ad osservarle con attenzione non giudicante, queste ti permettono di scoprire i tuoi lati in ombra, quelli che sono stati repressi nell’infanzia che, ancora oggi, nelle difficoltà, ti fanno comportare come un bambino di 5 anni.

Ciò che invece osservo continuamente nelle persone che sono cadute nella trappola spiritual-newage-borghese-olistica è che da una parte conservano intatti i loro difetti, le loro zone erronee, i loro lati bui perché sono restii a contattarli veramente, e dall’altra si riempiono la bocca di parole vuote facendone un mantra che non si solidifica in una pratica capace di cambiare le abitudini, ma resta a livello di contenuto mentale, non solo inutile, persino dannoso, perché porta lontano da ciò che conta veramente, ovvero il sentire.

È sul sentire che l’essere umano basa la propria esistenza. Quando il sentire viene represso è sempre, dico sempre, per via del dolore.

La negazione, la dissociazione, l’identificazione proiettiva, la razionalizzazione sono tutti meccanismi di difesa atti a distogliere l’attenzione dal dolore insopportabile che è il dolore necessario, quello che andrà inevitabilmente affrontato per far cadere la maschera che è essa stessa un meccanismo di difesa, ovviamente.

L’idealizzazione non è, per capirci, immaginare una situazione futura piacevole e poi porsi un obiettivo che viene reso concreto dal lavoro personale, dalla fatica, dalla disciplina, dalla forza di volontà e diventa così una conquista personale. No, questa è la salute.

L’Idealizzazione è la costruzione di caratteristiche (del Sé o dell’oggetto) onnipotenti e non rispondenti alla realtà oggettiva, al fine di proteggere i bisogni narcisistici.

Spiegato ai bambini: tu hai un bisogno narcisistico, ovvero il bisogno di essere guardato e considerato perché dentro di te avverti una mancanza e, anziché confrontarti con questa percezione di mancanza, la scacci sostituendola con un pensiero che copre la presenza del sentito originale di mancanza.

Allora ti convinci che siamo tutti Uno, tutto è perfetto così com’è, posso essere qualsiasi cosa.

Così, il mantra appena scritto diventa esso stesso un meccanismo di difesa che vieta l’apertura alla percezione originaria del dolore.

Ecco che, da sapienza profonda, è diventato a sua volta un meccanismo di difesa volto a non sentire la tua verità personale che, inevitabilmente, comprende anche il dolore, poiché il dolore è parte dell’esistenza.

Non a caso, la prima delle quattro nobili verità del Buddismo è proprio l’affermazione che nella vita degli esseri senzienti è insita la sofferenza, non fosse altro perché la vita è impermanente. Tutti moriremo un giorno.

Accettare la sofferenza permette alla sofferenza di esistere, di potersi esprimere e la mente, anziché scacciarla, inizia a comprendere che dove crei spazio e permetti all’altro di esistere, in questo caso la sofferenza, in cambio ottieni apertura e resilienza.

lasciare fare al cuore

Perché quindi non puoi semplicemente “lasciare fare al cuore”?

Perché la vita, alla base del suo funzionamento, essendo vibrazione, prevede un ritmo.

Il ritmo è apertura – chiusura – apertura – chiusura – e così via.

È facile da capire.

Tutti (New Age borghesi inclusi), quando soffriamo, chiudiamo il cuore.

È un meccanismo inconscio messo lì per proteggerci. È istintivo.

Nella chiusura è implicito l’atto del difendere la vita.

Ma osserviamolo questo atto.

Pensiamo a un bambino che subisce una violenza, un abuso, un sopruso.

Il dolore, per il bambino che non può difendersi, oltre che una memoria, diventa un segnale indicatore che servirà a evitare lo stesso dolore in futuro.

Questo segnale viene codificato e registrato dall’amigdala (cioè, dai, un po’ di basi dovete averle) che lo richiama quando necessario.

Quindi il nostro ipotetico bambino (che potresti in effetti essere tu) sta camminando per la strada e incappa nuovamente in una situazione che gli ricorda l’abuso subito.

Cosa accade?

L’amigdala si attiva, manda tutto il sistema in protezione per evitare di subire nuovamente la sofferenza che già conosce. Cuore chiuso.

Trasliamo questo movimento (interrotto, per chi capisce cosa significa) nelle relazioni.

Relazione 1 = sofferenza. Va beh, riproviamo.

Relazione 2 = sofferenza. Va beh, ancora una volta.

Relazione 3 = sofferenza. Mmmm … gli uomini sono tutti uguali.

Relazione 4 = sofferenza. Gatto d’ufficio. Amo gli animali, odio gli esseri umani. Cuore chiuso.

Ma la vita che cerca continuamente l’espansione, intercetta, fondamentalmente nel web, su facebook, questa teoria che è tanto eccitante:

“Posso davvero attirare ciò che voglio?????? WOW!!!! Allora anch’io posso finalmente avere una villa al mare, il principe azzurro ai miei piedi e tanta cioccolata senza ingrassare?”

Ok, legge d’attrazione, mi hai conquistata. Sposami. Da oggi andrò in giro con un cartello sopra la testa: siamo tutti UNO.

E invece non solo no trovi parcheggio, ma le delusioni continuano imperterrite ad arrivare.

Allora scatta un campanellino dentro di te, DIN DIN DIN,  che ti da diverse risposte a seconda di chi sei:

  • Hey, non sta funzionando per niente. Ecco lo sapevo, sono talmente sfigata che con me nemmeno la legge d’attrazione funziona. Senso di colpa, di inutilità, autostima sotto la ballerine (si, le scarpe).
  • Hey, non sta funzionando per niente. Lo sapevo che queste stronzerie New Age sono tutte inutili. Io ci ho provato, ma non funzionano!!! Mi rivolgerò alla vera scienza. Chi mi fa i tarocchi?

Chi sei è determinato dalle impressioni che hai avuto.

Se da bambino quindi non hai ricevuto Amore, puoi anche convincerti con la “putenza della mende” che è tutto Amore, ma se ciò che senti nel profondo di te, nascosto come  un ago in un pagliaio, è la mancanza d’Amore, stai solo cercando di spegnere un incendio buttandoci sopra la benzina e la pace che cerchi non arriverà mai.

Se da bambino invece, avevi bisogno di essere guardato e nessuno lo ha fatto, allora implicitamente sei arrabbiato perché nessuno ti ha guardato e sotto le tue ceneri da fenice, cova strisciante il bisogno di attenzione che diventa tendenza a fare il guru spiritual-newage-borghese-olistico.

So tutto. Ho capito tutto. Salvo tutti. Siccome siamo tutti Uno, allora io ho il potere salvifico di Dio.

Siamo tutti energia. Basta muoverla.

Abracadabra.

E poi fate i danni veri alle persone.

Torniamo al cuore.

lasciare fare al cuore

Quando il cuore si chiude per proteggerti da un’impressione negativa, abbiamo detto, nell’inconscio si struttura una risposta automatica che viene richiamata all’occorrenza.

Risposta + risposta = comportamento.

Il comportamento quindi, si struttura con la ripetizione delle impressioni.

Se sono positive: ascolto, forza di volontà, capacità di adattamento, resilienza, rilassano e permettono al cuore di aprirsi.

Se sono negative: rabbia, risentimento, lamentazione, amarezza, paura, sono reazioni alle impressioni fornite dall’ambiente e spingono il cuore a chiudersi.

Ma la cosa più importante è che influenzano il corpo creando tensioni muscolari.

Immagina una persona che ha sopportato tutta la vita.

Avrà i muscoli della schiena e quindi la postura incurvata.

Immagina invece una persona che non sa reggersi sulle gambe né avanzare nella vita.

Avrà i muscoli delle gambe deboli, incapaci di reggere il movimento.

Bioenergetica Alexander Lowen

LINK al Giardino dei Libri

Alexander Lowen, nel libro Bioenergetica, dice chiaramente: “finché non incontra una frustrazione e non soffre una deprivazione, il neonato è tutto nucleo – cioè tutto cuore … Purtroppo i genitori non sono solo fonte di piacere: ben presto, nella mente del bambino, vengono associati con la possibilità del dolore”.

E ancora: “Questa sequenza: ricerca del piacere → deprivazione, frustrazione o punizione → ansia → difesa – è uno schema generale che spiega tutti i problemi di personalità. Per la comprensione di un caso individuale, questo schema dev’essere completato dalle conoscenza delle situazioni specifiche che hanno prodotto l’ansia e delle difese che sono state erette per fronteggiarla”.

Più chiaro di così non poteva essere.

Capisci ora perché non puoi semplicemente “lasciare fare al cuore”?

Perché la struttura emozionale, psichica e fisica, interagisce costantemente per generare la realtà che ognuno di noi vive, e nel momento in cui vi sono dei meccanismi di difesa attivi, che tentano di proteggerci dal sentire il dolore, l’espansione del cuore non è possibile.

Bisognerà necessariamente prima lavorare con le impressioni che hanno fatto alzare i meccanismi di difesa per poi accedere all’energia del cuore. E oltretutto, cosa fondamentale, è comprendere che ognuno di noi ha una sua verità personale ovvero, quello che hai vissuto, ti ha condizionato in un certo modo ad essere ciò che sei oggi, dolore incluso, e questo non scompare per via della legge d’attrazione o delle fiamme gemelle.

Il dolore necessario è ciò che ognuno di noi dovrà affrontare per accedere a quel bilanciamento sottile che ci permetterà di capire che tutto è relativo, e vivere di conseguenza in equilibrio.

Ma qual è il dolore necessario?

È quello che hai già vissuto e su cui hai la possibilità di intervenire se davvero ti apri al’ascolto di te e di ciò che hai dentro. Come ogni bambino, a un certo punto della tua esistenza, hai subito deprivazione, frustrazione o punizione e sei uscito dalla totalità del campo del cuore per sperimentare la dualità.

È assolutamente normale e giusto sperimentare la dualità in un universo duale.

Hai imparato a conoscere il dolore, come contrapposizione al piacere, e così via.

Del resto, l’albero della mela, è L’albero della conoscenza del bene e del male, e rappresenta la dualità, così come il serpente rappresenta la tentazione e, in modo complementare (visto che siamo in un universo duale), la spinta interiore alla sacralizzazione dell’energia.

Questo uscire dal campo del cuore è simbolicamente la cacciata dal paradiso terrestre e il volervi rientrare è la natura a cui l’essere umano tende. Ma il ritorno al campo del cuore presuppone la caduta delle difese che segue a una ricerca personale fatta di consapevolezza che porta al cuore e non di adesione a dei dogmi prestabiliti.

I nuovi dogmi spiritual-newage-borghesi-olistici sono solo frasi fatte e non hanno niente a che vedere con il confronto con le proprie difese, con la presa di coscienza del dolore necessario che puoi sperimentare in un lavoro interiore profondo, come fanno, ad esempio, i miei studenti delle Costellazioni Floreali® che, attraversando il loro albero genealogico e prendendo contatto con le sofferenze in esso insite, si accorgono di quanta differenza vi sia tra un concetto espresso in modo generico e diventato di moda, e un impegno mirato, serio e approfondito che ti permette di accedere a quegli aspetti che realmente generano la tua realtà, per prenderne finalmente coscienza.

C’è un prima che è fatto di dimensioni oscure, melmose, in cui cammini a fatica trascinando i piedi senza vedere il cielo, e c’è un dopo, in cui finalmente ti senti leggero come una piuma perché hai davvero svuotato lo zaino da tutti quei massi ferrosi, da tutte quelle pietre che ti appesantivano e ti impedivano di andare nella direzione in cui veramente il tuo cuore vuole andare.

La differenza tra un prima oscuro e un dopo luminoso si chiama Costellazioni Floreali® e purtroppo non  puoi scegliere di partecipare. Puoi soltanto metterti in lista e quando noi chiameremo di nuovo, potrai sottoporti a una serie di quiz che ci faranno capire se sei pronto (oppure no) per partecipare a uno dei programmi di cambiamento guidato più profondi e validi che puoi trovare oggi nel panorama olistico italiano.

Se la tua candidatura verrà accettata, ti troverai a lavorare, in un modo che non avevi nemmeno mai immaginato, sulle dinamiche profonde che provengono dalla tua famiglia e ti condizionano pesantemente ancora oggi. Ma quello che avverrà è che dopo un anno di lavoro, potrai mettere il pilota automatico e “lasciare finalmente fare al cuore”.

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