pensiero magico infantile

Pensiero magico infantile e fiori di Bach

Il pensiero magico costituisce un tipo di elaborazione cognitiva in cui manca una relazione causale tra soggetto e oggetto. Come la scienza, alla magia vengono attribuiti relazioni causali ma, a differenza della scienza, il magico sottende spesso un errore di base nella correlazione delle cause. Assunto fondamentale del pensiero magico è l’idea di poter influenzare la realtà secondo i pensieri e i desideri personali.

Questa è la definizione di pensiero magico che viene da Wikipedia.

Per pensiero magico infantile si intende quando la mente adulta continua a contenere tracce di questo modus operandi basato sul credere di poter influenzare la realtà appunto secondo i pensieri e i desideri personali.

Questo avviene per via della frammentazione della coscienza.

Una coscienza frammentata contiene in sé diverse dissociazioni o parti indipendenti che intervengono nel pensiero a seconda della situazione in cui veniamo a trovarci.

Ecco perché al lavoro ci si può sentire come un bambino sgridato dal papà quando il capoufficio ci incalza, e poi si può tornare a casa dalla moglie o dal marito e assumere a nostra volta la maschera paternalistica e punitiva e rimproverare il partner per qualcosa che non ha fatto come volevamo. O prendercela con i figli e poi uscire con gli amici e tornare bambini.

Bisognerà arrendersi prima o poi all’evidenza che la coscienza è frammentata.

Ci sono dei bisogni fondamentali che ogni essere umano deve soddisfare per poter ritrovare l’unità della coscienza o meglio, che ogni essere umano deve riconoscere di avere per poter ritrovare l’unità della coscienza.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che ognuno di noi quando è venuto al mondo, ha deciso (l’Anima ha deciso) di scegliere un particolare tipo di ferita primaria che sarebbe servita come impulso alla crescita.

L’essere umano nasce rotto. È parte del pensiero magico infantile pensare che il bambino interiore sia completamente integro e che si debba recuperare contatto con esso per poter finalmente essere soddisfatti e felici. Il bambino interiore è in realtà un’immagine cristallizzata che ognuno di noi vede attraverso lo specchio distorto della maschera esistenziale che ha indossato per proteggersi dal dolore, dalla sofferenza che quel bambino ha provato e che non sapeva gestire.

I bisogni primari che ognuno di noi deve riconoscere possono andare dalla sicurezza e intimità dello schizoide, alla chiarezza di pensiero dell’istrionico, all’avere il permesso di crescere del dipendente, al bisogno di sentirsi al sicuro dell’ossessivo. E sono solo alcuni.

Quindi non avere sicurezza e intimità o chiarezza di pensiero, non avere il permesso di crescere o non sentirsi al sicuro, sono tappe fondamentali della crescita di ognuno di questi personaggi.

Se l’ossessivo non avesse bisogno di sentirsi al sicuro, per esempio, non avrebbe bisogno di “ritualizzare“ la realtà sistemando gli interruttori in un certo modo o camminando per strada evitando le fughe delle piastrelle.

Converrai con me ed è logico a questo punto, che la coscienza della maggior parte degli adulti è frammentata e contiene tracce di pensiero magico infantile proprio per questo motivo. Ricorrere continuamente a queste presunte sicurezze che tengono lontano il dolore della ferita primaria, prende il nome di maschera (o copione secondo Berne – puoi consultare qui l’articolo sulle posizioni esistenziali e i fiori di Bach).

E finché l’essere umano si osserva attraverso la maschera:

  • Non può riconoscere il bisogno primario sottostante
  • Si innamora, si invaghisce, si attacca alla maschera e non vuole liberarsene

Queste due strutture psichiche ovviamente si nutrono a vicenda.

Nel film di fantascienza Matrix c’è un concetto che ha colpito tutti quanti: “è che tu sei uno schiavo, Neo”. Questa interessante visione ci da uno scorcio sulla realtà (la realtà quella vera) ovvero che tu, finché non decidi di vedere il dolore che sta sotto alla maschera che hai costruito per non soffrire il non soddisfacimento dei tuoi bisogni primari, sei uno schiavo.

Sei schiavo di te stesso, sei schiavo di un meccanismo che si auto-genera continuamente perché sei tu a nutrirlo. Allora ecco che il pensiero magico infantile interviene a cercare di scongiurare la sofferenza attraverso dei rituali ed è normale che sia così perché la mente non ha raggiunto una maturità tale da liberarsi della maschera e, dopo aver vissuto quel dolore, soddisfare i bisogni primari.

Molti invece restano attaccati alla convinzione che siano i genitori a dover soddisfare questi bisogni e di conseguenza generano emozioni reattive alla mancanza di questo soddisfacimento, come rabbia, odio, distacco o eccessivo attaccamento alle figure genitoriali.

Ma se tutta questa dinamica è stata data a te, nessun altro che tu la puoi risolvere (puoi farti guidare, certo, ma se non ti fidi di nessuno? Come fai?). Non c’è responsabilità di terzi. I tuoi genitori hanno fatto tutto ciò che era in loro potere, considerando addirittura che loro per primi, con tutta probabilità, hanno subito ferite primarie.

Mi viene da ridere se penso a quanti soldi ha fatto Rhonda Byrne rifilando a tutti quel polpettone che è “The Secret”. E tutti a cercare di esercitare il pensiero magico infantile cercando parcheggio con la legge d’attrazione.

La realtà è un po’ più complessa di così, per fortuna. È vero che attraiamo a noi ciò che pensiamo, ma è altrettanto vero che circa il 90-95% delle azioni quotidiane che compiamo, pensieri inclusi, è inconscio.

Ti sei mai trovato a pensare negativamente di una persona che ti ha offeso, o trattato ingiustamente, senza riuscire a smettere? Ecco, stai esercitando la Legge d’attrazione. Attrai a te le conseguenze invisibili (perché sottili) di questo pensiero.

Ho una domanda: riesci a governare il tuo pensiero per 24 ore al giorno, incluso il sonno?

Allora non sarebbe meglio utilizzare il proprio tempo e le proprie energie (due risorse limitate) per esplorare sé stessi, magari con l’ausilio dei fiori di Bach?

Ora mi rivolgo ai terapeuti.

Da principio avrei voluto intitolare questo articolo: “Lei non sa chi sono IO!”, perché ho pensato a una situazione da barzelletta in cui un cliente con una discreta comprensione dei propri processi interiori si affida (magari consigliato) a uno di quegli pseudo-terapeuti tanto diffusi oggi che ti mettono in mano un catalogo con 38 foto e ti dicono “scelga liberamente, il suo inconscio la guiderà”, oppure che ti fanno un consulto via mail o che ne so, qualche altra invenzione del loro pensiero magico infantile.

È evidente che chi fa consulenze via mail si difende dal contatto, dall’entrare in relazione, forse perché si sente non adeguato se incalzato, mentre via mail non solo ha il controllo, ma anche il tempo per scegliere con tutta calma quali fiori somministrare. Ma questa persona sta reagendo emotivamente ad un suo mondo congelato attraverso una maschera e non è in contatto con il Sé ferito. Io da una persona così non ci andrei nemmeno gratis.

Chi invece fa scegliere agli altri ha chiaramente una tipologia istrionico-narcisista, ha bisogno di attaccamento e quindi si mostrerà grandioso, vi farà vedere di avere il pieno controllo della situazione, tratterà i vostri problemi con eccessiva confidenza, salvo poi lasciare a voi la scelta dei rimedi perché ha una chiarezza di visione circa la situazione pari a quella di un lombrico.

Ecco: se incontrate questi, scappate più forte che potete.

maghi dei fiori di Bach

Lei non sa chi sono io!

In una simpatica metafora, sarebbe bello vedere il malcapitato uscire dallo studio di questo pseudo-terapeuta urlando: “Lei non sa chi sono io!”

È vero. Visto che non sa chi è lui, non può sapere che sei tu, direbbe la voce della coscienza.

Non si può, in tutta coscienza, affidare al pensiero magico infantile, la scelta dei fiori di Bach perché li si riduce ad una realtà molto più piccola di quella che hanno e che conducono come messaggio.

Se ci pensi però è proprio così: se tu terapeuta hai una coscienza frammentata e reagisci attraverso un copione e non ricerchi dentro di te quale bisogno non hai soddisfatto, porti tutto questo malloppone anche nel tuo lavoro, perché il tuo lavoro non è slegato da te. E se scegli di trattare i fiori e i tuoi clienti con tale superficialità, forse è meglio che tu vada a raccogliere le arance o i pomodori. C’è bisogno di tanta sana manodopera e poi all’aria aperta si sta meglio.

Non tiratemi fuori la mappazza del “simplicity“, grazie.

Se il terapeuta non affronta per primo con i fiori di Bach un percorso di crescita alla ricerca dei propri nodi irrisolti, come può anche lontanamente pensare di guidare qualcun altro?

Lo fa perché avendo una coscienza frammentata, applica il pensiero magico infantile e crede che tutto è perfetto così com’è.

È vero che tutto è perfetto così com’è, ma per percepire questa realtà sottile dentro di Sé bisogna fare un lavoro di perfezionamento interiore a cui nel tempo sono stati dati molti nomi, uno dei più noti è, nel linguaggio dell’Alchimia, “la grande opera” e non ha niente ha che vedere con la trasmutazione dei metalli nel mondo esterno, ma con la trasmutazione dei propri stati interiori e di questo, con parole molto simili, si parla anche nel buddismo tibetano.

Ma se lo pseudo-terapeuta di turno cavalca l’onda di moda ora, ovvero di prendere 2/3 concetti scarni raffazzonati da internet o da qualche libretto e senza un lavoro su di Sé li vomita sugli altri, allora, come si dice da me, siamo al “pian dei babi”, ovvero siamo al livello dei rospi. Altroché essere umani.

Il mio consiglio spassionato a tutti, non solo ai terapeuti è, con le parole del poeta Pindaro:

Diventa ciò che sei!” ovvero: “Riconosci cosa sei nel cuore del tuo essere, poi cerca di diventarlo“.

Se tu non fai un lavoro di scioglimento delle resistenze interne che ti impediscono di vedere davvero la tua ferita primaria, i tuoi bisogni reali attraverso il riconoscimento della maschera o del copione esistenziale, allora come dice Morpheus a Neo, sei solo una batteria. Sei solo bioenergia che presto o tardi si esaurirà.

La vita ci ha concesso il grande dono di poter sviluppare la coscienza. È nostro dovere usare questo dono al meglio. Ma questo è già stato ampiamente detto nella nota parabola dei talenti.

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