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le donne narcisiste

I narcisisti sembrano essere diventati il flagello degli articoli pseudo spiritual psycological del nuovo millennio.

E come sempre avviene nel mondo delle dualità, del mondano New Age, del siamo tutti Uno, si prende una vittima sacrificale e la si immola sull’altare del giusto/sbagliato, seguendo il filone dei ritrovati diritti di essere Amore.

Allora la rete è piena zeppa di articoli su come ci si possa difendere dai narcisisti, su come liberarsi da questa piaga peggiore delle cavallette, in cui tutte le donne”ritrovate dee” si scagliano su questi malfattori, attori da copione, incapaci di sentire le emozioni, che abusano bellamente dei corpi altrui.

Vorrei tanto attirarmi l’ira funesta di tutte voi che leggete questo articolo, ma non sono interessato.

Ciò che mi interessa è fare una considerazione frutto di oltre 12 anni di lavoro come terapeuta.

Le donne che hanno veramente subito violenza, abusi o sono state predate da questo tipo di persone, non ne parlano.

E non ne parlano perché è estremamente doloroso rievocare, riportare l’attenzione su dolore che si è subito, ma soprattutto perché ci si vergogna.

Ci si vergogna di essere state ingenue, di essersi fatte raggirare, abusare.

E quando realmente si supera quel dolore, si è appresa una lezione che diventa parte del bagaglio di vita.

Se invece l’essere la nuova paladina del mondo femminile diventa la tua missione di vita e salvare le giovani indifese il tuo mandato ufficiale, sbandierandolo forte ai quattro venti, allora probabilmente non hai ancora superato il lutto di essere stata presa e poi abbandonata e questo si mescola al bisogno di essere vista.

Oltretutto tra le donne che definiamo vittime e le narcise c’è proprio una importante differenza visiva (non che i narcisisti non soffrano, anzi…), le prime passano parecchio inosservate, le ultime sono sempre al centro dell’attenzione. Molto visibili. Molto riconoscibili.

Perché in quell’atteggiamento un po’ Chicory, c’è tanta proiezione, tanto volersi occupare dell’altro come riflesso di non sapersi occupare di sé e verosimilmente ancora tanto dolore.

Dolore che aumenta se l’azione d’aiuto non è pluripremiata e non mette la paladina sotto una luce divina con musica angelica.

Poi nel mondo New Age che viene definito olistico e che di olistico non ha proprio nulla, il narcisismo impera, ma si chiama “Spiritualità”.

E in questi articoli il “Narcicista” è sempre contrapposto alla donna “Empaticaalimentando ancora una volta uno sterile dualismo, come se gli esseri umani fossero fatti a compartimenti stagni e il mondo diviso in due: da una parte la squadra delle empatiche, le vittime designate e dall’altra i narcisisti, i felloni.

Questo non fa altro che alimentare il vittimismo nelle donne, senza promuovere una vera crescita emotiva. Alla faccia della parità dei sessi.

L’odio con cui vengono scritti certi testi è il chiaro segnale manifestatore della mancanza di accettazione rispetto a ciò che ti è accaduto.

Il bisogno di essere ascoltati quando non lo si è, che sfocia nella rabbia verso l’altro è un chiaro segnale di narcisismo.

Il narcisista vuole stare sopra l’altro. Lo vuole dominare. Vuole mantenere il controllo.

Quante donne conosci che nella relazione vogliono governare, controllare, esercitare il potere esecutivo?

Si, qualcuna anch’io.

Perché in realtà quando osserviamo, se cercassimo davvero di vedere, ci accorgeremmo che il narcisismo non ha sesso.

Gli esperti dicono che oltre il 50% dei disturbi narcisistici sono da attribuire agli uomini. Questo significa che oltre il 40-45% spettano alle donne.

Il narcisismo è in realtà naturale nei bambini che, nella fase dello sviluppo, cercano l’attenzione dei genitori.

Si chiama Sé grandioso (Kohut – 1971) quell’atteggiamento del bambino che vede la madre come un prolungamento di Sé, poiché lei usualmente lo nutre, lo veste, lo segue, risponde ai suoi capricci, lo fa sentire speciale.

Se questa attenzione viene concessa, cioè se mamma e papà ti hanno guardata e ti hanno detto che sei brava, una volta, due, tre, dieci, allora il conto in banca delle carezze si riempie e tu superi la fase del narcisismo, con la capacità “acquisita” di darti ciò che meriti quando lo meriti.

Fine della fase del narcisismo. Inizio dell’Amore di Sé.

Mi amo, mi voglio bene, so che posso darmi le soddisfazioni che merito. Quindi mi cerco una lavoro che mi piace, un compagno che mi ama e mi supporta, etc.

Questo tipo di donne non incontrano i narcisisti. La loro affettività è sana.

Se si sbagliano perché sbagliamo tutti, è solo parte del cammino della vita, è esperienza.

La loro guida è l’affettività sana e questa le porterà a vivere relazioni sane.

Ma cosa succede quando il bisogno di essere grandi, potenti, quando il bisogno di farsi guardare non viene soddisfatto?

O peggio se il bambino o la bambina vengono umiliati nella loro naturale ricerca di attenzione?

La dinamica del Sé grandioso non si risolve e continua a premere dentro alla persona, che sviluppa quindi un continuo bisogno di attenzioni.

le donne narcisiste

Quante donne conosci che hanno un continuo bisogno di attenzioni?

Si, qualcuna anch’io.

Ancora, a rendere questa dinamica ancora più pressante, c’è l’umiliazione.

Il bisogno di essere guardate non solo viene a mancare, ma vi si aggiunge lo scherno, la derisione.

La persona non lo accetta e scatta il sentimento di rivalsa. “Ti faccio vedere io”.

E questo comportamento lo ritroviamo in età adulta in quelle donne che, avendo subito un’umiliazione, desiderano vendicarsi o iniziano le crociate per liberare il mondo dal vile maschio seduttore.

È solo traslato in là di qualche anno, ma non si è evoluto.

Non ha maturato autocoscienza emotiva.

L’altro lato della medaglia, care bambine narcisiste, è un genitore che a furia di dare carezze, esagera.

E il troppo stroppa sempre.

L’ego si gonfia e diventate le principessine, uniche, bellissime e brave a fare qualsiasi cosa, tanto che spandete petali di rosa al solo passare. Chi vi tira poi giù da lì?

È più raro, ma accade.

Allora, sia che il genitore dia poche carezze o nulle o che ne dia troppe, la donna narcisista cercherà nel rapporto, un cavalier servente che convalidi la tanto ambita immagine di grandiosità.

Un uomo che sia disposto a farsi controllare, manipolare, mettersi carponi e darvi tutte conferme di cui avete un fortissimo bisogno.

E Magari lo trovate pure.

Ma non funziona mai. Forse solo all’inizio.

Non funziona perché nel rapporto non si cerca la condivisione basata sull’onestà dei sentimenti e sul rispetto dei reciproci bisogni, ma si cercano conferme rispetto a un’immagine infantile di Sé che continua a chiedere agli altri quanto valore hai.

Questo valore, a patto che ci sia, lo devi scoprire tu e su di esso costruire il tuo senso di identità.

È l’unico modo. Per tutti.

Uomini e donne. Tronisti e Amici.

Quando deleghi all’esterno la conferma di chi sei, hai un tratto narcisistico che chiede attenzione, ma che implicitamente matura rabbia perché ti stai sottomettendo.

Se questa conferma non arriva (e non può arrivare sempre, è statistico), ti scagli con ira funesta e minacci ritorsioni contro chi ti ha sminuita o non confermata.

Ma quello che stai facendo è soltanto un pallido riflesso rispetto a quante carezze hai ricevuto da bambina.

SOLUZIONE: Quando inizi a trasformare la richiesta di conferme dall’esterno in volontà interna, che viene dal soddisfare i tuoi veri bisogni in connessione con ciò che provi veramente, allora pian piano i tratti narcisistici si allentano e tu acquisisci la capacità di dirigere la tua vita nella direzione che senti davvero essere la tua.

Ma questo richiede dolore.

Quella che chiamiamo la sofferenza necessaria.

Che deriva dal prendere contatto con le emozioni sgradite del sentirsi una nullità, offese, umiliate, non valorizzate correttamente.

Soprattutto nel tratto narcisistico si ondeggia tra la percezione di sentirsi inutili (Oggetto Sé grandioso) e sentirsi perfetti, incredibili, unici (Sé Grandioso).

Questa alternanza in cui un giorno sei immensa e consigli tutte le amiche su come cambiare profondamente la loro vita e il giorno dopo in cui ti senti una nullità, non vorresti alzarti dal letto nemmeno se Brad Pitt bussasse nudo alla tua porta, è una dinamica dicotomica che proviene dall’infanzia e che può essere mediata attraverso un percorso di crescita.

Quante donne conosci che un giorno sono dee e il giorno dopo pelli vuote?

Si, qualcuna anch’io.

Stiamo sviluppando uno speciale percorso supervisionato e quindi ad accesso ridotto che si chiama “La Scuola delle Emozioni” in cui potrai conoscere e sviluppare approfonditamente la tua intelligenza emotiva che ti aiuterà a gestire meglio ogni accadimento della tua vita. Trovi tutte le info alla fine di questo articolo.

E veniamo ai fiori.

I fiori di Bach che puoi iniziare ad usare per la dinamica del narcisismo sono diversi.

Sarò breve, ma ogni nome che incontri è un link alla scheda del fiore sul sito, dove troverai molti approfondimenti.

Beech: si usa per la superiorità nei confronti di tutti gli esseri umani, soprattutto gli uomini. O ominidi.

Larch: al contrario, lavora sulla propria mancanza di autostima. Un giorno regine, quello dopo servette.

Chicory: riempie il vuoto d’amore, il conto in banca delle carezze.

Agrimony e Cherry Plum: lavorano in sinergia per mediare le scosse emotive e ti connettono al tuo sentire profondo.

Scleranthus: usalo se hai alternanze emotive che ti sembra di stare sulle montagne russe.

Rock Water: aiuta a fluire emotivamente, a non radicalizzarti sulle tue posizioni come “l’utero è mio!” [(tranquilla, non la sventolerai in piazza) a meno che tu non lo voglia]

Ti cito per cultura personale Milo Moiré, “artista” che si fa palpeggiare le proprie nudità in piazza, in nome dell’arte.

Se non è narcisismo questo …

E che Chiara Ferragni ha sospeso l’allattamento al seno del figlio perché, dice “non ci si annulla per un figlio”.

Però donne, evitate di guardare questi modelli dicendo “io non sono così”, perché così snaturate il senso del discorso fatto finora.

Questi due esempi estremi sono il tocco del pettegolezzo al termine di una trattazione più seria che meno, ma volta a farvi capire che tutti quanti abbiamo un po’ di narcisismo dentro.

La cosa importante è comprendere e sanare.

In ultima analisi, il narcisismo è parte della nostra società.

Viviamo imbevuti di cultura narcisistica.

Volere di più a scapito degli altri è narcisismo.

Questo è riscontrabile nei grattacieli newyorkesi come nella parrocchia di uno sperduto paesino della val Trompia.

Solo chi non ha mai criticato un altro per via del suo atteggiamento considerandolo inferiore, può scagliare la prima pietra.

Solo chi non ha mai cercato di mettersi in mostra per soddisfare la propria frustrazione, può parlare.

Altrimenti è utile prendere coscienza.

Se vuoi ricevere gratuitamente informazioni circa la Scuola delle Emozioni e vedere il Webinar gratuito che ho preparato per te di 45 minuti, lascia i tuoi dati nel form qui sotto.

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