Ricardo-Orozco

Ricardo Orozco è sicuramente una delle figure più importanti a livello mondiale per la floriterapia di Bach. Il dott. Orozco si è laureato in medicina all’Università di Barcellona nel 1982, è diventato floriterapeuta nel 1984.

Nel 1993 è stato cofondatore della SEDIBAC, di cui è attualmente presidente, ed insegna dal 1994. Nel 1999 ha fondato a Barcellona l’Istituto Anthemon, dove si sono formati numerosi terapeuti spagnoli.

Nel 1994 ha sistematizzato i principi transpersonali, che hanno ampliato l’uso dei Fiori di Bach all’ambito delle applicazioni locali. Ha tenuto corsi di specializzazione in università spagnole e cubane.

Max Volpi, fondatore del sito www.ifioridibach.com è stato suo allievo in diversi corsi approfondendo le dinamiche dei principi transpersonali, della comparazione delle essenze, di temi quali l’ansia, l’angoscia, la depressione.

Questa intervista con Ricardo Orozco apre una collaborazione tra la nostra community e il medico spagnolo. Ricardo ci ha infatti dato la possibilità di tradurre i suoi articoli dallo spagnolo e pubblicarli sul nostro blog.

Max Volpi: Terapia floreale verso rimedi di auto–aiuto. Ci sono oggi moltissime persone che si approcciano ai fiori di Bach con pochissime o nessuna conoscenza e che si fanno consigliare da terapeuti inesperti, abbandonando poi il metodo, dopo poche somministrazioni, non ottenendo i risultati sperati. I sostenitori del metodo originale da sempre veicolano il messaggio dell’auto–aiuto, ovvero credono che ogni famiglia dovrebbe avere in casa propria il set dei rimedi a cui attingere all’occorrenza e che ognuno dovrebbe imparare ad utilizzare i rimedi per Sé. Di contro, un terapeuta formato conosce non solo benissimo i fiori di Bach, ma ha anche competenze di ascolto attivo, di intelligenza emozionale, è in grado di capire i sottintesi del cliente e riesce a discutere in modo costruttivo anche quando trova evidenti difese psicologiche in atto. Uno dei problemi del ricorrere ad un terapeuta è sicuramente di origine economica, oltre che di ricorrenza, mentre quando si preferisce l’auto–aiuto ci si scontra con la propria mancanza di conoscenza di Sé. È implicito che molte parti di noi lavorano a livello inconscio. Un terapeuta che osserva la persona dall’esterno è più facilitato invece a cogliere aspetti che la persona non riconosce. Ad esclusione dei soggetti il cui stile di personalità è invalidante, quale forma secondo te, è da preferirsi?

Ricardo Orozco: A mio avviso, la floriterapia di Bach implica diversi livelli di complessità. Si potrebbe parlare di un livello elementare, che è quello che permette le applicazioni domestiche, come Rescue Remedy o come quelle che io consiglio dal Principio Transpersonale. In realtà, questo livello è molto gradito per i piccoli problemi quotidiani.

Un secondo livello, intermedio, sarebbe quello auto prescrittivo. In esso ci si potrebbe concentrare su qualsiasi aspetto che si desidera migliorare. Ad esempio, una persona stressata che prende per un periodo White Chestnut e Elm, o una persona che è timida e decide trattarsi con Mimulus e Larch, può trovare buoni risultati.

Al terzo livello che potremmo definire “professionale”, è un altro terapeuta che ti ci porta. Ma credo che la cosa più importante sia quella di distinguere tra “dare” e “prendere” i fiori e cosa si intende per un processo di terapia floreale di base. I primi due livelli si riferiscono a quello che io chiamo “dare” o “prendere” i Fiori di Bach. Il terzo, a una terapia floreale: un processo in cui un terapeuta professionista qualificato accompagna il cliente, fornisce valutazioni periodiche … Un luogo dove si lavora con gli obiettivi, in un contesto (setting) terapeutico. Ovviamente è al terzo livello in cui si ottengono i migliori risultati e concordo completamente su tutto quello che dici. Credo che tutti i livelli di cui parlo abbiano significato e che i Fiori di Bach diano meglio di sé in ognuno di essi. La cosa importante è sapere dove ci troviamo e cosa stiamo facendo.

MV: Come uomo, come essere umano, sicuramente anche tu hai fatto un percorso di crescita con i fiori di Bach. Ti sei sempre prescritto i fiori studiando la tua personalità e ampliando le tue conoscenze oppure sei stato seguito da colleghi terapeuti? Nel caso dell’auto somministrazione, come fai a monitorare i tuoi progressi? Come capisci se un fiore sta agendo? Molte persone che iniziano a praticare l’auto trattamento mancano di consapevolezza emozionale. Faticano a capire cosa provano. Secondo te è possibile aiutarli? E se si, come?

RO: In alcuni momenti  della mia vita ho chiesto aiuto ad altri colleghi floreali, mi sono auto trattato, ho sperimentato su me stesso, e molte altre cose. Se mi guardo intorno, quello che ti direi è che il problema principale dell’auto trattamento nei terapeuti non è solo la visione parziale che abbiamo di noi stessi, ma l’incoerenza nelle scelte…

MV: Transpersonale verso personale. Molte persone hanno preso l’idea della trans personalità del fiore e l’hanno trasformata in un rimedio al pari dell’allopatia. Nonostante tu sia il “padre” della trans personalità del fiore, crediamo che il tuo utilizzo dei fiori sia ad personam e che quindi valuti in ogni paziente, come faceva Bach, solo ed esclusivamente le condizioni emozionali – psicologiche del momento per la corretta somministrazione. Come valuti queste differenze e come ti comporti in terapia?

RO: Credo che l’uso transpersonale dei fiori costituisca un progresso nella terapia, perché permette che le essenze vengano utilizzate da un punto di vista più ampio e con tutto il loro potenziale. Per me gli usi transpersonali sono un complemento alla terapia di base che è assolutamente personale. Un integratore, insomma, e in nessun caso un’alternativa. Ad esempio, nessuno di intelligenza media può pensare che il trattamento dei bambini con enuresi sia solo a base di Cherry Plum, per il controllo dello sfintere della vescica. O che per una persona con la psoriasi il trattamento sia solo una crema con dentro la mia formula. Il Principio transpersonale traduce la forma in cui qualcosa si manifesta esteriormente. La forma è molto importante, ma non è la base. In una terapia, il 75% dei fiori per prescrizione orale deve essere personale e solo il 25% transpersonale. Questo è il modo di trovare un equilibrio e dare priorità a ciò che veramente conta, che è sempre l’aspetto personale. Quello che succede è che nel mondo delle terapie naturali esistono persone così allopatiche (o più) come nella medicina allopatica. Io non posso far altro che avvertire continuamente che l’uso continuo del Principio Transpersonale è solo un complemento piuttosto che un’alternativa al metodo tradizionale di prescrizione. Ma la cosa buona è che i fiori non sono mai allopatici, solo i terapeuti …

MV: Moltissimi farmacisti, in Italia, fanno pagare un tot. per la soluzione di trattamento e poi 1 o 2 euro per ogni fiore che aggiungono al flacone e si scandalizzano quando il cliente desidera aggiungere più di 3 – 4 fiori. Sfatiamo una volta per tutte i dubbi sulla somministrazione floreale. I fiori di Bach NON sono una terapia unicista, come alcuni invece l’hanno intesa, ma neppure un rigido dogma fatto di 3 – 4 fiori per somministrazione. Sebbene sia vero che è necessario andare al cuore del problema per somministrare i fiori corretti, pensiamo che in diverse occasioni, più fiori concorrano a modificare l’atteggiamento di una certa forma mentis. Quanti fiori aggiungi al massimo in una somministrazione e come ti comporti quando ti accorgi che ci vorrebbero più fiori di quelli che ritieni di poter somministrare in un’unica soluzione?

RO: La media dei fiori che ho sempre prescritto, e che raccomando nella mie formazioni, è di 7, quello che intendo dire è che ci sono stati clienti che sono usciti dal mio studio con 9 fiori e altri con 5. Per me non è vero che un minor numero di fiori dia risultati migliori. Esistono persino due casi in cui il Dr. Bach ha prescritto nove fiori (la signora Breedon e la signora Mountford). A seguito di queste polemiche, nel novembre 2013 è uscito il mio ultimo libro, scritto con Carmen Hernández: Fiori di Bach. Rimedi e strategie terapeutiche. Penso che entro la fine del 2014 sarà pubblicato in lingua italiana. È molto rispettabile lo stile terapeutico di ognuno  e capisco che ci siano terapeuti che preferiscano lavorare con pochi fiori. Penso anche che se a un terapeuta  venga in mente di dare 20 fiori, il problema è che può essere che in quel momento non sappia gerarchizzare le essenze che sono più urgenti per il cliente, o che non lo stia ascoltando del tutto. Per me, ciò che è “urgente” sta sempre sopra a ciò che è “importante”. E per me niente mai è stato “urgente” più di nove fiori.

MV: I sintomi, secondo Hahnemann, non sono la malattia ma sono lo sforzo di reazione dell’organismo nel tentativo di ripristinare l’equilibrio perduto, per andare naturalmente verso la guarigione. Ammesso che i fiori di Bach non sono rimedi omeopatici, cosa ne pensi dell’aggravamento terapeutico con i fiori? Noi lo abbiamo visto accadere e notiamo anche che capita, non di rado, di provare emozioni negative quando si lavora con un fiore che lascia emergere una parte a noi scomoda. Ce lo confermi? Con che frequenza lo vedi accadere?

RO: Ogni processo floreale è personale e differente. Pertanto, il modo in cui si accede alla guarigione o miglioramento, può portare a  tempi difficili. Artur Lopes, un mio amico terapeuta ha detto una cosa che spiega perfettamente questo: “La floriterapia è un processo, non un evento” Quindi, se guardiamo a medio o lungo termine, concentrandosi sugli obiettivi terapeutici, abbiamo più possibilità (sia il terapeuta che il cliente), di non bloccarci in caso di “peggioramento” o nel sintomo giorno per giorno. Senza dubbio, le emozioni e i sentimenti sono connessi ai sintomi, agli organi, a ciò che è fisico … mentale, emotivo, fisico e spirituale, condividono lo stesso territorio (noi) e sono in realtà la stessa cosa, perché non si possa muovere uno senza l’altro. Tuttavia, credo che rispetto ad altre terapie, quella floreale sia eccezionalmente paziente e rispettosa con l’essere umano, in quanto facilita che un buon terapeuta possa accompagnare il cliente in modo efficiente nei momenti  difficili, nel caso in cui ce ne siano. Tuttavia, non è sempre necessario passare attraverso una “crisi di guarigione” per migliorare o risolvere qualcosa. Ma è importante capire che il terapeuta non può conoscere a priori gli ostacoli attraverso cui deve passare il cliente e se stesso durante il processo terapeutico. Quello che sappiamo è che “sarà valsa la pena”, e che i rimedi ci conducono lungo il cammino che più ci si adatta, anche se a volte non è il più comodo.

MV: Disabilità psichiche quali autismo, disturbi pervasivi, sindrome di asperger…che a tutt’oggi non hanno ancora una spiegazione scientifica chiara, ancora non si riesce a capire se siano genetici o dovuti ad eventi traumatici. Molte mamme deluse dalla medicina allopatica, cercano conforto nei rimedi alternativi. Possiamo realmente fare qualcosa per queste creature che soffrono sin dalla nascita in condizioni di disagio che coinvolgono tutta la famiglia?

RO: Sì, sicuramente i fiori possono sempre aiutare in qualcosa o in qualcos’altro. Qui non possiamo cadere nella dialettica polare guarire o non guarire, ma nel migliorare, cosa molto possibile nelle malattie di cui parli.

MV: Molti lettori sono scettici sulla possibilità di implementare più di una terapia. Pensano di correre il rischio di non capire più chi ha permesso loro di stare meglio, o peggio, pensano che verranno annullati gli effetti delle cure. Tu hai visto molte persone in questi anni di carriera. Puoi rassicurare i più scettici circa l’innocuità dei fiori di Bach e sull’interazione con altre terapie, sia che siano allopatiche, che alternative?

RO: In oltre 20 anni di pratica che possiedo posso dire di aver visto di tutto. Ed è molto interessante vedere la tolleranza che hanno fiori con qualsiasi altra disciplina a cui vengono associati. Si crea una sinergia sorprendente e sommatoria quando si combinano con altre terapie, anche se, logicamente, è con la combinazione con la allopatia con la quale ho più esperienza.. Nei fiori non possiamo mai parlare di iatrogenia, effetti collaterali, secondari, ecc, come succede con l’allopatia. Tutto ciò che accade ha un significato di coscienza, anche se a volte, al momento non lo possiamo capire.

MV: Abbiamo già parlato nelle prime domande dell’interazione fra floriterapeuta e paziente. Pur consci che la responsabilità della guarigione è sempre della persona, potresti raccontarci di un tuo “successo” terapeutico? Potresti, per contro portare testimonianza di un caso in cui la persona, utilizzando i fiori, non è arrivata alla risoluzione del disagio che portava?

RO: Un caso che mi ha colpito è stato quando ho iniziato a progettare formule per applicazione locale. Ho fatto un esperimento con la moglie di un amico con diagnosi di sindrome del tunnel carpale, e la cosa divertente è che le ho preparato solo la formula locale, senza assunzione orale. Dopo due settimane di rimedio, notando un miglioramento si fermò nell’applicazione. A 15 anni da tale esperienza è rimasta asintomatica. Purtroppo, questo non è sempre possibile, e ovviamente abbiamo anche trovato casi in cui non troviamo una risposta. Si dice che una terapia con un tasso di fallimento del 30% è eccellente terapia. Penso che nella terapia floreale, applicati alcuni filtri di valutazione, il tasso di fallimento sarebbe inferiore al 5%. Ma spesso si vede come non valido il non ottenere risultati in tempi record, non sapendo come valorizzarli, il lavorare “alla deriva”, senza obiettivi terapeutici concreti, utilizzando posologie minime come di 4 gocce 4 volte al giorno, ecc .. .

MV: Per concludere, ci piacerebbe volessi lasciarci un aneddoto, un momento particolarmente importante per te in compagnia dei fiori di Bach.

RO: Tre anni fa ho assistito mio padre morente con i Fiori di Bach. Devo dire che nella vita di mio padre non abbiamo avuto una buona comunicazione, anche se non eravamo affatto in contrasto. Siccome l’agonia si prolungava molto, noi figli e i nipoti facevamo a turno per passare la notte con lui, malato di Alzheimer negli ultimi 10 anni. Morì nell’unica notte nella quale toccò a me di stare accanto al suo letto. Il trapasso è avvenuto placidamente dandogli continuamente i fiori per bocca. E ‘stato molto significativo ed emozionante per me che abbia aspettato di morire solo quella notte e lo fece prendendo i Fiori di Bach, rimedio che rispettava in vita ma che non aveva guadagnato molto il suo interesse. Anche prima e dopo quel giorno si verificarono sincronismi molto significativi. Dopo tre mesi dall’accaduto ho fatto un sogno molto lucido, dove mio padre mi ha ringraziato per l’intervento floreale. Io devo essere ancora più grato ai Fiori di Bach per avermi permesso di ricollegarmi in modo così significativo a mio padre, guarendo le mie ferite.

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