i fiori di Bach sono omeopatia

I fiori di Bach sono omeopatia?

I fiori di Bach sono omeopatia? Questa è una domanda che sento fare spesso. La risposta è no. I concetti base su cui si fonda l’omeopatia sono “il simile cura il simile” e “diluizione e dinamizzazione”.

La parola “omeo-patia” deriva appunto dal greco: homoios (simile) – pathos (malattia). In altre parole l’omeopatia si basa sul concetto che “il simile cura il simile”, in latino “Similia similibus curantur”.

La diluizione, concetto fondamentale, viene detta in omeopatia “potenza”. Le potenze sono in realtà diluizioni 1 a 100 (potenze centesimali o potenze C o anche CH) o diluizioni 1 a 10 (potenze decimali o potenze D o anche DH). In una diluizione C una parte di sostanza viene diluita in 99 parti di diluente e successivamente “dinamizzata”, ovvero agitata con forza secondo un procedimento chiamato dagli omeopati “succussione”; in una diluizione D, invece, una parte di sostanza viene diluita in 9 parti di diluente e sottoposta poi alla stessa dinamizzazione.

I solidi insolubili vengono sminuzzati e diluiti un certo numero di volte con zuccheri (ad esempio lattosio) e successivamente diluiti in acqua.

Ogni sostanza omeopatica pronta per l’impiego riporta il tipo di diluizione e la potenza. Ad esempio, in un rimedio con potenza 12C la sostanza originaria è stata diluita per dodici volte, ogni volta 1 a 100, per un totale di una parte su 10012 (=1024).

Edward Bach, scopritore dei fiori che portano il suo nome era un famoso omeopata della sua epoca. Nel suo studio si producevano dei vaccini, chiamati “Nosodi di Bach” (*) che lui stesso aveva scoperto.

(*) I nosodi sono rimedi omeopatici preparati dagli escreti
di una malattia.

Nel 1918 la peggiore epidemia d’influenza della storia aveva ucciso più di venti milioni di persone nel mondo. Solo in Inghilterra e Galles si registrarono oltre duecentomila morti.  I vaccini sembravano rappresentare l’unica vera prospettiva in campo terapeutico e profilattico ed Edward bach “fu ufficiosamente autorizzato a inoculare i suoi vaccini alle truppe di alcuni accampamenti in patria”.

Nel 1919 Bach iniziò a lavorare al London Homeopathic Hospital, in qualità di patologo in campo batteriologico. La lettura delle opere di Hahnemann e il contatto con i medici omeopati dell’ospedale, indirizzarono le sue ricerche altrove: se prima preparava i vaccini dai batteri di un singolo paziente e li somministrava in forma liquida con una siringa ipodermica, ora iniziò a usare i metodi omeopatici per realizzare vaccini in compresse, per uso orale.

Negli anni 20 la fama del medico gallese continua ad aumentare. Insieme a Charles E. Wheeler scrive “Chronic Disease, a working hypothesis” (Disturbi cronici: un’ipotesi di lavoro) e, nel 1925, a supporto della vaccinoterapia, inizia a suggerire una dieta a base di cibi crudi. Bach era giunto alla conclusione che la dieta fosse un fattore essenziale, dato che influenzava il pH dell’intestino e pertanto la popolazione batterica del colon.

i fiori di bach sono omeopatia

Verso la fine del 1928 Edward Bach aveva già compreso dove le sue ricerche lo avrebbero indirizzato. Era già trascorsa la “famosa cena” in cui osservando i commensali l’idea delle somiglianze lo colse (*), e Bach stava lavorando ad un nuovo modello di medicina in cui curare il paziente e non la malattia. Egli era soprattutto interessato agli aspetti emozionali e mentali della malattia, a come il paziente reagisse ad essa e non più a quale farmaco facesse cosa. La sua ricerca si era già rivolta alla natura.

Infatti pur lavorando ancora con il metodo omeopatico, Bach preparò Impatiens. Dapprima appunto con una triturazione omeopatica standard, a mano per 21 minuti, in un mortaio di vetro con pestello di vetro.

Anche per la preparazione di Clematis, in seguito, partirà dai semi, sempre con il metodo omeopatico.

I primi tre fiori quindi, Impatiens, Clematis e Mimulus, furono preparati dapprima in diluizione e succussione omeopatica, ma fu il metodo della solarizzazione a differenziare finalmente il lavoro di Bach dall’omeopatia.

Tratto da "Forma e funzione" di Julian Barnard

Nel 1930 infatti Edward Bach, così riferisce Nora Weeks, sta passeggiando in giardino e viene colpito dalla rugiada dei fiori. Capisce che questa contiene le proprietà nobili del fiore rese forti dall’azione del sole e, dapprima cerca di raccoglierla con l’uso di boccette, per poi passare, per comodità, al metodo del sole o solarizzazione.

Metodo del sole

Si prende una scodella di vetro sottile, la si riempie quasi fino all’orlo dell’acqua più pura che si ha a disposizione, possibilmente da una fonte delle vicinanze. Si raccolgono i fiori della pianta e li si mettono immediatamente a galleggiare sulla superficie dell’acqua in modo da ricoprirla, quindi li si lascia alla luce del sole per tre o quattro ore; di meno se i fiori cominciano a mostrare segni di appassimento. I fiori vengono poi levati delicatamente e l’acqua versata in bottigliette fino a riempirle per metà. Si riempiono queste bottigliette con brandy per conservare i rimedi. Questa è la madre.

Dalla madre si prelevano 2 gocce che si versano in una boccetta piena di brandy. Questa è la stock bottle (che si trova in farmacia).

Per il flacone di trattamento si riempie una boccetta con 1/3 di brandy e 2/3 di acqua e 2-3 gocce per ogni fiore scelto (presi dalla stock bottle).

Quindi nessun procedimento omeopatico è impiegato nella preparazione dei fiori di Bach, pertanto i rimedi non possono considerarsi omeopatia.

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