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figli offrire comprensione dare regole

Molte volte durante le consulenze che rivolgo ai genitori, mi viene posta questa domanda: “davanti alle scenate di rabbia di mio figlio, come mi devo comportare? “e quando pretende ancora e ancora da me, cosa devo fare?

Le domande che mi vengono poste ruotano sovente intorno al verbo fare. In effetti, come ho avuto modo di spiegare in altri miei articoli, è attraverso l’azione che ci incamminiamo verso un cambiamento, sia esso nella relazione con il figlio, con il nostro partner o con noi stessi. 

Tuttavia è anche vero che fin troppo spesso crediamo, perché così abbiamo imparato, che quando c’è qualcosa che non va nella relazione con l’altro, il campo d’azione su cui dobbiamo lavorare, sia esclusivamente quello del fare. In altre parole crediamo che l’altro cambierà, se mi cimento a fare questa o quest’altra cosa per lui, se cambio in sostanza il mio comportamento nei suoi confronti.

In realtà in tutti i processi di genesi, ovvero in tutti i processi che danno vita al nuovo -sia esso un nuovo progetto, un nuovo atteggiamento nei confronti della vita, un nuovo modo di rapportarmi a mio figlio etc – il primo step non è rappresentato dal fare – che in alchimia corrisponde all’elemento terra, ma dalla volontà di creare il nuovo, dal desiderio recondito di voler realmente andare verso quel cambiamento –elemento fuoco-. Senza questa fiamma, non può esservi una vera azione.

Va detto però che molte volte, avere volontà non è sufficiente. Quante volte ci diciamo di voler cambiare atteggiamento, cambiare lavoro, dar vita a qualcosa di nuovo insomma, e poi persistiamo in questa condizione senza dar forma al cambiamento? Pensaci, quanto volte parliamo parliamo, ci lamentiamo senza sosta e poi non facciamo un passo per cambiare ciò che ci dà fastidio?

E dunque? Come procedere? 

Per rispondere a questa domanda, ovvero per procedere, molto volte bisogna fare un passo indietro. 

A VOLTE LA SOLA VOLONTÀ’ NON E’ SUFFICIENTE, SERVE ALTRO


Abbiamo detto che volontà e azione sono necessarie. Infatti “se io non voglio, non vado verso”, e “se non vado verso, non do vita al nuovo”. 

Vero, ma in talune circostanze si resta bloccati perché manca il discernimentoelemento aria– ovvero manca la conoscenza, la comprensione, in questo specifico caso per esempio può mancare ai genitori la conoscenza dell’ essenza che definisce la relazione. 

Ed è qui che la società sovente resta in un empasse e questo succede perché non c’è tra di noi  la reale conoscenza di quest’ essenza, e non c’è, perché troppi pochi esseri umani l’hanno vissuta sulla loro pelle, e dunque la maggior parte di noi non sa trasmetterla ai propri discendenti.

Immergiamoci.

Cosa dovremmo sapere, che invece non sappiamo sulla relazione genitore-figlio? Cosa definisce questa essenza che dovrebbe parlare del rapporto tra i due?

Tante cose, troppe per includerle in un solo articolo ma esploriamone almeno una, ti va?

Bene, procediamo. 

Uno degli aspetti su cui voglio portare la tua attenzione è il seguente: gran parte del benessere di tuo figlio poggia sulla coesistenza, dentro di te, di quelle che oggi sono conosciute come qualità femminili e maschili dell’essere umano

Ma andiamo ancora un po’ più giù e vediamo cosa sono queste due energie.

MASCHILE E FEMMINILE: DUE QUALITÀ’ COMPLEMENTARI TRA LORO


Il femminile è la capacità di accogliere l’altro, di dare sostegno, provare empatia, offrire cure. L’abbraccio che contiene, è un gesto che evoca molto queste qualità, così come la neo mamma che si occupa del suo bambino appena nato, incarna l’essenza di questa energia.

Il maschile è invece determinazione, volontà, è dare a se stessi e alla propria prole una direzione, dei limiti, dei confini. 

Ora, è bene che tu sappia che queste due qualità sono complementari, non antagoniste. La loro forza risiede proprio nel loro essere compresenti all’interno dell’individuo e questa compresenza è fondamentale perché offrirà al figlio quegli elementi nutritivi di cui ha bisogno per il proprio ben-essere. Quello che invece succede è che nella realtà in cui siamo immersi, queste due energie sono spesso fortemente sbilanciate tra di loro. Spesso, una predomina nettamente sull’altra. Invece di potersi distribuire dentro di noi in modo flessibile a seconda della situazione che stiamo vivendo, esse si presentano in modo sclerotizzato. Abbiamo perso la bussola, non siamo in grado di sentire in una determinata circostanza, di quale delle due energie abbiamo prevalentemente bisogno; e questo succede perché non siamo in contatto con noi stessi, con il nostro Sé più profondo, ma ci lasciamo controllare dal nostro pilota automatico che ci fa comportare come degli automi che rispondono agli eventi esterni con dei copioni appresi.

Facciamo qualche esempio.

Quando in una donna o in un uomo siamo in presenza di un eccesso di energia femminile che, proprio per il suo “essere in eccesso”, strozza il maschile, potremo avere di fronte a noi uno di quei genitori che oggi vengono etichettati come “genitori zerbino”. Pur essendo un termine che non amo particolarmente, l’immagine rende perfettamente l’idea: ci troviamo dinnanzi ad atteggiamenti genitoriali che concedono tutto o quasi tutto ai figli, che comprendono tutto, che sorvolano su tutto, in altre parole che sono totalmente assoggettati ai propri figli. 

Quando c’è invece aridità di sentimenti, incapacità di sentire l’altro, le sue emozioni – sia esso un alunno o un figlio – ci troviamo dinnanzi ad un femminile silente. Un femminile che è stato soverchiato dall’energia complementaria, quella maschile, che invece viene a predominare. Ci sarà allora rigidità, lo scopo di vita dell’adulto che si occupa del piccolo, sarà quello di crescerlo seguendo principi e dettami che sono stati incarnati dall’adulto come regole di vita che non devono essere infrante.

In entrambi i casi c’è squilibrio. In entrambi i casi lo squilibrio che vive nel grande, andrà a creare degli scompensi nel piccolo, il quale dovrà fare i conti con questa mancanza di coesione tra energie e lo farà a modo suo.

Ma riportiamo lo sguardo invece sulla necessità di fare esperienza dentro di sé di entrambe le energie.

LA NECESSITA’ DI INTEGRARE MASCHILE E FEMMINILE


E’ molto importante offrire ai nostri figli la possibilità di sentire entrambe queste energie attraverso il nostro comportamento, che dovrebbe tendere ad essere il più possibile una forma di atteggiamento verso la vita in cui nessuna delle due energie è bloccata dall’eccesso dell’ altra.

Questo perché da un lato, i bambini imparano attraverso noi, ci osservano e poi ci imitano, e dall’altro perché così facendo, stiamo a tutti gli effetti contribuendo al loro benessere. Infatti se diamo loro la possibilità di rispecchiarsi nel nostro femminile –capacità di sentire cosa sta vivendo l’altro e vibrare insieme a lui  daremo loro la possibilità di sentirsi amati e accettati incondizionatamente per quello che stanno vivendo in quel momento (rabbia, tristezza, paura…), e questo apprendimento, una volta interiorizzato, verrà da loro portato nel mondo ed offerto naturalmente agli altri. Lo stesso discorso vale per il maschile: mettendolo in campo, staremo apportando il nostro personale contributo alla vita dei nostri figli, perché staremo supportando il loro incamminarsi verso le esperienze della vita, sulle loro gambe, senza fare tutto noi per loro.

Come ho accennato prima, non si tratta di lavorare su di sé per raggiungere l’obiettivo di possederle entrambe al 50%. No, non è questo.

Ci saranno infatti momenti in cui il femminile dovrà prevalere, e altri in cui lo dovrà fare il maschile; e sono momenti, e sono occasioni, e situazioni tutte diverse l’una dall’altra, per cui non serve voler sapere, ancor prima della manifestazione di una situazione, quale sia l’energia migliore da applicare. Serve mettersi in gioco, osservarsi nelle proprie re-azioni, in quelle dei nostri figli, il tutto per fare esperienza e per poter imparare attraverso essa.

Dunque è veramente importante che tu riesca a riconoscere che quello che devi trovare è un’armonia che di volta in volta cambierà la sua melodia. Bisogna puntare a essere come l’acqua che sa adattarsi, che cambia la sua forma a seconda del contenitore in cui viene messa.

FEMMINILE E MASCHILE PER MANO: facciamo un esempio


Tuo figlio torna a casa da scuola e appena entra in casa se la prende con sua sorella senza che sia successo apparentemente nulla. Il  tuo femminile in azione potrebbe accompagnarti a domandarti se quello scoppio di rabbia, non sia forse relazionato con qualcosa che gli è successo a scuola. Potrebbe altrtesì aiutarti a sentire che c’è del disagio e che esso ha trovato questa strada per manifestarsi, per uscire fuori. Potrebbe ancora accompagnarti a comprendere che è importante non ostacolare questo fluire emotivo. 

Tutto questo lo fa il femminile perché esso sente, comprende, guarda l’altro con uno sguardo amorevole. 

Ma:

tuo figlio potrebbe perdere le staffe e avventarsi sulla sorella. E questa dinamica potrebbe ripetersi più e più volte fino a diventare un’abitudine. Per evitare ciò è bene che il genitore non sia sprovvisto del suo lato maschile e che lavori su di sé in prima istanza, ancor prima di mandare il figlio dallo psicologo.

Dinnanzi allo sfogo della rabbia del figlio sulla sorella  è fondamentale che il genitore sfoderi il suo maschile. Come farebbe un vigile che con il fischietto cerca di mettere ordine nel traffico cittadino. Quel fischietto serve a dare indicazioni. Non deve servire a reprimere la rabbia di tuo figlio. Essa è lecita e come tale va rispettata ma va anche arginata. “Sfogati, fai uscire la rabbia ma non su tua sorella”. Offri a tuo figlio dei cuscini, porgiglieli mantenendo nel cuore quella nota empatica che ti permette di comprendere che l’altro sta attraversando una turbolenza che va appunto attraversata, non respinta. E dopo avergli offerto una nuova modalità per incanalare la sua rabbia altrove e non sulla sorella, resta ad osservare. Questa rabbia cesserà da sé proprio perché è stata lasciata fluire. Quando il tutto si sarà acquietato, sfodera nuovamente il tuo femminile, accogli il tuo bambino che è riuscito nella nuova impresa.

I PRINCIPALI FIORI DI BACH CHE POSSONO AIUTARCI A LAVORARE SUL NOSTRO MASCHILE E FEMMINILE


Vine: quando ci troviamo dinnanzi ad atteggiamenti in cui il lato maschile schiaccia quello femminile fino a renderlo silente, dobbiamo pensare a questa essenza floreale. Vine, il fiore della Vite, è il fiore dell’autorità, dell’atteggiamento in cui a prevalere è il desiderio/la necessità di dettare le regole e farle rispettare,  il tutto in assenza della capacità di discernimento –comprendere che l’altro è appunto altro da me– e della capacità di provare empatia –sintonizzarsi sul sentire dell’altro-. E’ infatti indicato per quei genitori che sfociano facilmente in dettare continui ordini ai figli. Il genitore che vuole che il figlio faccia esattamente ciò che gli ha detto di fare, seguendo passo passo le sue istruzioni o il suo metodo di studio, ha bisogno di questa essenza.

Rock water: perché va a donare flessibilità –principio dell’elemento acqua– alla personalità che si irrigidisce in posizioni rigide e specifiche (alimentazione del figlio, attività sportiva, igiene personale etc) e che abbraccia dogmi e regole senza tenere in conto la mutevolezza della realtà -che di volta in volta invece ci chiede proprio di rispondere con fluidità ai cambiamenti che la vita stessa ci pone sul cammino-. L’essenza lavora pertanto sull’asse principio/realtà per far sì che l’individuo apprenda che il primo – il principiolo zucchero non fa bene alla salute” – non deve per forza di cose aver la meglio sul secondo –la realtà-, in quanto i due elementi dovrebbero invece trovare di volta in volta un compromesso, piuttosto che lottare tra di loro: “lo zucchero non fa bene alla salute ma accetto che mio figlio mangi dolci ogni tanto

Chicory: indicato nei casi in cui l’atteggiamento di grande dedizione verso il figlio (faccio tutto per te, ti difendo, ti preparo da mangiare solo ed esclusivamente le pietanze che ti piacciono tanto) nasce da una dinamica di vuoto interiore del genitore. Come a dire “ti concedo tutto ma tu amami”. Questo avviene perché nella profondità dell’ adulto-genitore vi è la sensazione di non essere mai stato amato veramente nell’infanzia, come invece avrebbe tanto voluto. “Le mamme Chicory” sono donne che vorrebbero avere sempre accanto a sé i propri figli, se ne prendono eccessivamente cura a tal punto da soffocarli con questo eccesso di attenzioni che donano, perché esse stesse hanno bisogno di amore e conferme. L’essenza aiuta a trasformare l’ atteggiamento “ti do se mi dai, ti dono ma devi essermene riconoscente” in amore altruista.

Centaury: indicato nei casi in cui la forza di volontà del genitore e di conseguenza la sua personalità, sono poco sviluppate – quest’ultima infatti viene a strutturarsi grazie alla volontà-. Il genitore dice sì a tutto perché non si ha la forza di dire di no; si sottomette acriticamente al figlio il quale, dinnanzi all’innata disponibilità del grande, si trasforma in un essere prepotente perché sa che tutto può in quanto il limite non esiste. Questa essenza serve a rafforzare il maschile, ovvero la capacità di saper dare dei limiti ai figli perché aiuta a ristabilire il contatto con la propria volontà.

Scleranthus: indicato quando il genitore dimostra una grande incertezza decisionale. C’è energia che vaga senza meta e che si fa influenzare dall’incessante attività mentale che porta il genitore a propendere prima per un certo tipo di atteggiamento verso il figlio e subito dopo a metterne in dubbio l’utilità, portandolo a prendere in considerazione l’atteggiamento opposto. “Oggi non ti do il cioccolato!”.. “beh effettivamente questa mattina ne hai mangiato poco, dai vieni qui che ti do i biscotti al cacao”.

Buona auto-osservazione, buon cambiamento di rotta con una buona dose di flessibilità.

A presto

Wilma Riolo -Psicologa e Ricercatrice Indipendente-

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