emozioni dei bambini

Emozioni dei bambini: comprenderle e gestirle con i fiori di Bach

Quante volte abbiamo detto a un bambino  “Non piangere che non è niente!”, “Non devi avere paura!”, “Non serve che ti arrabbi!”

Siamo abituati a rifiutare le emozioni spiacevoli tentando di bloccarle o censurarle, soprattutto coi bambini, perché spesso ci mettono in difficoltà, ci spaventano, ci fanno vergognare, ci danno fastidio.

Tuttavia tutte le emozioni hanno il diritto di esistere ed è quindi importante permettere al bambino di esprimere e non reprimere il suo stato emozionale.

Per fare in modo che un bambino possa esprimere ciò che sente, è necessario accogliere l’emozione senza giudicarla. L’emozione che il bambino sta esprimendo non è giusta o sbagliata, ma è semplicemente l’espressione di ciò che sta provando in quel momento.

Se invece ad un bambino diciamo per esempio “sei cattivo se ti arrabbi”, quel messaggio di giudizio verrà assorbito dal bambino a livello inconscio e contribuirà a creare il suo modello di realtà, cosicché quel messaggio ritornerà a farsi sentire ogni qualvolta il bambino si arrabbierà.

E allora il bambino, o aderirà al modello del bambino cattivo in quanto prova rabbia, oppure cercherà di reprimere quell’emozione, di contenerla, facendosi sempre vedere come un bambino buono, bravo, dolce, carino. Ma anche in questo modo quella rabbia repressa in qualche maniera deve essere espressa, e dunque prende voce attraverso altri canali che possono essere sintomi fisici (mal di testa, mal di pancia, ecc:) o comportamentali (un dispetto a un compagno, una bugia, ecc.).

Come possiamo dunque comportarci noi adulti con le emozioni dei bambini?

Una cosa fondamentale è aiutarli a dare un nome alle sensazioni che provano.

Le emozioni, come ben sappiamo, producono delle sensazioni nel corpo: la voglia di piangere, il cuore che batte forte, l’agitazione, e tutta una serie di reazioni fisiche.

emozioni dei bambini

I bambini, soprattutto se molto piccoli, non sono in grado di comprendere cosa stia succedendo quando sono in preda ad un’emozione spiacevole, semplicemente avvertono la sensazione fastidiosa e istintivamente cercano di liberarsene al più presto.

Pertanto, se non riescono a dare un nome all’emozione che stanno provando, a comprendere cosa stia succedendo, a capire per esempio che se si avverte la tremarella è perché si ha paura, e che quell’emozione lì si chiama paura, non riescono ad avere consapevolezza di se stessi e di conseguenza ad avere la padronanza delle proprie reazioni.

Se invece ogni volta che i genitori notano le emozioni dei bambini gli danno un nome, ad esempio il bambino sente un rumore che lo spaventa e fa uno scatto, la mamma o il papà gli dicono Hai preso paura?“, in questo modo danno un nome a quell’emozione, verbalizzano quello che è lo stato d’animo e il bambino capisce che cos’è la paura.

Anche se è più difficile parlare delle emozioni spiacevoli perché si tende un po’ a non volerle vedere, non bisogna mai avere paura di verbalizzare le emozioni dei bambini.

Ti vedo triste oggi“, “mi sembri arrabbiato“,”vedo che hai paura“, dare un nome a questi stati d’animo è più difficile rispetto al dire ti vedo contento“, tuttavia tutte le emozioni esistono in noi, e coi bambini, soprattutto nei primi anni di vita, è importantissimo nominarle.

Spesso però le emozioni dei bambini ci mettono in difficoltà perché neanche noi adulti siamo consapevoli delle emozioni che proviamo, in particolare ce ne sono alcune che addirittura rifiutiamo.

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui poi facciamo così fatica quando quelle emozioni rinnegate le vediamo esprimersi nel bambino. Il guaio però è che questo ci porterà ad agire in maniera inquinata davanti alle emozioni dei bambini, perché non riusciremo a dare a quelle emozioni il diritto di esistere.

Non ci verrà spontaneo dire “ti vedo così triste, oggi è successo qualcosa?”, al contrario tenteremo di negare quell’emozione dicendogli “non c’è bisogno di piangere!”

In questo modo però al bambino arriverà il messaggio che quel pianto è sbagliato, che quell’emozione è sbagliata.

La prima cosa da fare, allora, è riconoscere quali sono le emozioni con cui noi facciamo più fatica. E per semplificarci il compito possiamo farlo semplicemente rispecchiandoci negli altri.

Se vediamo qualcuno che è depresso, o che è in ansia, o che urla e sbraita, o che è spaventatissimo o agitato, possiamo chiederci quale sia di questi lo stato d’animo che ci mette più in difficoltà, che ci da più fastidio.

Se per ipotesi è vedere una persona che piange, allora diventa interessante capire cosa succede dentro di noi quando vediamo una persona piangere. Potremmo essere chiamati a fare i conti con la nostra tristezza perché magari è sempre stata poco vista, oppure perché è stata giudicata come fragilità, oppure esasperata da una madre sempre triste, e via dicendo.

Ci possono essere innumerevoli motivi, ciò che è importante è riuscire a capire qual è quell’emozione o addirittura quelle emozioni con cui facciamo più fatica a relazionarci, affinché questo vissuto non venga proiettati sui propri figli.

In questo i Fiori di Bach ci offrono un eccellente aiuto, perché nel momento in cui riconosciamo l’emozione con cui abbiamo più difficoltà, possiamo più facilmente metterci a confronto con quello stato emotivo, elaborarlo e trasformarlo.

Assumere i Fiori di Bach quando dobbiamo fare i conti  con stati emozionali spiacevoli, non significa eliminarli o metterli a tacere anestetizzandoli, al contrario, i rimedi floreali ci portano a far luce sulle nostre zone d’ombra aiutandoci ad esplorare e illuminare le zone oscure della coscienza favorendo così la trasformazione e il rinnovamento.

Pertanto, una volta che noi adulti siamo in grado di riconoscere e affrontare le nostre emozioni spiacevoli, saremo capaci di farlo anche con le emozioni dei bambini.

E allora il “non devi avere paura!” diventerà “ti vedo molto spaventato”.

Con le emozioni dei bambini è molto utile anche lavorare con il corpo e quindi al “ti vedo molto spaventato” possiamo aggiungere “capisco che hai paura, andiamo un po’ a vedere dov’è questa paura…dove la senti nel corpo?”

Quando il bambino localizza l’emozione in un punto del suo corpo, noi possiamo fargli un massaggino su quella parte con il rimedio floreale corrispondente a quello stato emozionale, per esempio con Rock Rose se è una paura molto forte, o con Aspen se è più simile ad un’inquietudine; oppure con Holly se invece è arrabbiato; o con Mustard se è triste.

Contemporaneamente possiamo chiedergli di dare una forma alla sua emozione: che forma ha questa paura?“, “di che colore è?“, se per esempio ci ha risposto una palla rossagli chiederemo cosa ci vogliamo fare con questa palla rossa“.

In questo modo non abbiamo negato l’emozione, al contrario ci siamo permessi di starci con quell’emozione, permettendo anche al bambino di parlarne. Ed è proprio permettendo al bambino di parlarne in qualche modo, che l’emozione non si blocca a livello fisico.

Il bambino sente l’emozione nel corpo perché spesso le emozioni hanno connotazioni fisiche ed elaborarle attraverso il corpo con l’utilizzo dei Fiori di Bach e dell’immaginazione, fa si che, se protratte nel tempo, non si traducano in sintomi.

I Fiori di Bach, grazie alla loro capacità di sciogliere delicatamente i blocchi emotivi che con il tempo possono essersi formati a causa dell’impossibilità di riconoscere ed esprimere adeguatamente le emozioni, si dimostrano dunque un eccellente alleato per la salute emozionale di adulti e bambini.

Come sostiene il grande pedagogista A. S. Neill, l’unica buona educazione è quella che permette alle emozioni di essere libere.”

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