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quando i fiori di Bach non funzionano

E quando i fiori di Bach non funzionano?

Quando i fiori di Bach non funzionano significa che c’è un impedimento, un blocco … ma anche questo è parte del processo. Compito del terapeuta è trovare questo blocco e ripristinare il corretto flusso delle informazioni che arrivano dal Sé superiore. Ma cosa vuol dire tutta questa frase? Scopriamolo insieme.

I fiori di Bach sono un processo. Già altre volte ho spiegato che quando assumiamo i fiori di Bach è come se stessimo sbucciando una cipolla. Dopo il primo strato, ne troviamo un secondo, poi un terzo, e così via. ogni strato che incontriamo, porta con sé delle reazioni UNICHE della persona e su queste costruiamo il trattamento successivo. Ad esempio, assumendo i fiori, potrebbe emergere della rabbia nascosta, allora il passo successivo sarebbe gestire questa rabbia. La fiducia che viene a crearsi è essa stessa parte del processo, così come la capacità del terapeuta di gestire i vari accadimenti.

Una cosa importante è che magari la persona potrebbe non essere in grado, in quel momento, di decodificare le proprie reazioni emotive al trattamento, e potrebbe non saper dire se è cambiato qualcosa e che cosa è cambiato.

Quindi prima di dire che i fiori di Bach non funzionano, dobbiamo capire se hanno funzionato ma siamo noi a non capire come abbiano funzionato.

E quando i fiori di Bach non funzionano DAVVERO, allora questo significa che da qualche parte c’è un blocco (energetico, emozionale) che impedisce ai fiori di inviare il loro messaggio. Ma anche questo fa parte del processo. Anche questo fa parte dello sbucciare la famosa cipolla. Allora il buon terapeuta sa che semplicemente dovrà integrare nel processo delle essenze che aiutino a ripristinare un corretto flusso. Le vedremo.

Ma prima di tutto, bisogna avere conoscenza di alcuni concetti per capire dove stiamo andando.

Innanzitutto cos’è il Sé superiore? Qualcuno la chiama Anima, qualcuno Superconscio, qualcun altro Corpo Divino, in pratica il Sé Superiore è la scintilla divina che brilla in ognuno di noi.

Edward Bach comprese che la malattia è la disarmonia tra il Sé Superiore e la personalità, la parte terrena, ovvero tra le due parti che incarnano l’una i pregi, le qualità, e l’altra i difetti, le mancanze. Scopo dell’incarnazione, secondo il medico gallese, è di sviluppare le qualità, annichilendo i difetti. Per fare questo, per aiutare le persone a crescere in armonia con il loro Sé Superiore, si mise in cerca di quelli che sarebbero poi diventati i fiori di Bach.

Somministrando i fiori di Bach si tende a riportare armonia nel flusso delle informazioni che proviene dal Sé Superiore e che spesso è ostacolato dalla personalità, ovvero i nostri difetti, spesso ci impediscono di sviluppare le nostre qualità.

quando i fiori di Bach non funzionano

I fiori di Bach quindi veicolano un messaggio, l’archetipo del fiore, come nel caso, ad esempio, di Mimulus che veicola la compassione. Il ragionamento di Bach è allo stesso tempo profondo ed entusiasmante. La persona che sviluppa compassione, ovvero si apre agli altri, a vedere la loro sofferenza, smette di avere paura per sé stessa, perché smette di preoccuparsi per sé, come fa Mimulus ad esempio, e inizia ad occuparsi degli altri.

Questo cambiamento di paradigma guarisce il difetto di Mimulus, ovvero la paura continua delle cose del mondo. In questo senso possiamo dire che Mimulus è auto-centrato e auto-referenziato, nel senso che si occupa e preoccupa soltanto della propria paura. L‘effetto del fiore è di connettere alla “fonte”, all’Anima, dove l’informazione “apriti agli altri” è già presente, ma non viene trasmessa perché la paura chiude il canale di trasmissione.

Questo è solo un esempio relativo a Mimulus, ma ognuno dei 38 fiori agisce in questo modo.

E quando i fiori di Bach non funzionano, cosa succede?

Quando i fiori di Bach non funzionano si verifica un ulteriore blocco al passaggio dell’informazione che proviene dal Sé Superiore … probabilmente perché la personalità si è fatta più forte, qualche difetto si è amplificato, e noi siamo magari più arrabbiati o più tristi.

Questo è molto semplice da verificare. Quando siamo stanchi,
ad esempio, o abbiamo vissuto una giornata particolarmente stressante,
facciamo più fatica a controllarci, a gestire le emozioni,
e magari basta un piccolo disguido per farci andare su tutte le furie
o per abbatterci.

Quando i fiori di Bach non funzionano, è compito del floriterapeuta comprendere le ragioni di questo blocco e aiutarci somministrando i fiori adatti a questo scopo.

Lo stesso Bach si accorge di questo mentre sviluppa il sistema floreale. Una volta scoperti i primi 12 fiori (i 12 guaritori), si rende conto che alcune persone non traggono il massimo vantaggio dall’assunzione dei rimedi proprio perché qualcosa disturba la comunicazione tra il messaggio e il ricevente … ed è proprio la personalità con le sue tendenze. Allora va in cerca e trova altri 7 fiori, che definisce “aiuti“, che servono allo scopo, ovvero favorire il ripristinarsi delle condizioni ideali per far giungere il messaggio a destinazione.

Bach dice: adesso consideriamo la malattia che dura da molto tempo. Se il paziente non migliora dopo la somministrazione di quello che sembra il giusto guaritore, esistono ancora sette rimedi per preparare la via; infatti, quando la malattia di lunga data, potrebbe essersi stabilizzata e richiedere un aiuto prima di rispondere senza difficoltà, in modo che i sette rimedi per tali casi vengono chiamati i sette aiuti.

Quindi, se un caso non è migliorato con quello che viene considerato il guaritore appropriato, si assegni la cura con uno degli aiuti. La prima cosa da osservare è se il paziente pallido o arrossato.

Se è pallido saranno necessari Olive, Gorse, Oak. Se è arrossato Vine, Heather, Rock Water.

Il settimo aiuto, Wild Oat, potrebbe essere necessario se quello che sembra il giusto guaritore o aiuto non ha portato beneficio; in quei casi si provi rimedio Wild Oat.

Olive: per coloro che sono pallidi, esausti e logori, forse dopo molta ansia, malattia e affanno, o dopo una lunga lotta. In ogni caso sono molto stanchi e hanno la sensazione di non avere più le forze per continuare a lottare, in certi casi non sanno più come andare avanti. Possono dipendere grandemente dall’aiuto degli altri. In certuni la pelle molto secca potrebbe essere raggrinzita.

Gorse: per chi sente che il proprio caso disperato; che tutto è stato provato nulla può essere più fatto. Questa persona si è rassegnata la propria malattia e non compie più alcuno sforzo. Generalmente ha carnagione giallognola e spesso rughe scure sotto gli occhi.

Oak: per chi sta lottando con tutte le forze per guarire. È arrabbiato con se stesso per essere malato, perché ciò gli impedisce di lavorare; sebbene senta che non ci siano molte speranze di migliorare davvero, proverà tutto ciò che è in suo potere per riacquistare la salute e tornare a essere utile.

Vine: questo è un caso particolare. Il paziente tanto sicuro di sapere cosa bisogna fare, per sé e per gli altri, da diventare critico ed esigente. Desidera che tutto sia a modo suo impartisce ordini a coloro che lo aiutano. Anche così è difficile da soddisfare.

Heather: Le persone massicce, robuste, ben fatte, gioviali e sincere. Sono molto preoccupate da tutti i dettagli della propria malattia e sentono che ogni piccolo particolare di grande importanza. Generalmente non sono mai state molto malate, e anche un piccolo disturbo per loro è una cosa seria.

Rock Water: chi è molto rigido con se stesso. Abbandonerà ogni cosa, per quanto piacevole, se pensa che non va bene; invece soffrirà di tutto se pensa che sia giusto. Ha molto coraggio e affronterà qualsiasi cura, si ritiene che sarà d’aiuto. È un padrone esigente, non con gli altri, ma con se stesso, e in questo modo si lascia sfuggire molta della gioia della vita.

Wild Oat: è un rimedio che potrebbe essere necessario a chiunque. Nei casi in cui non avviene risposta alle altre erbe, o quando sembra difficile decidere quale somministrare, provare questo per almeno una settimana. Se il paziente migliora, continuare finché il miglioramento dura prima di passare a un altro rimedio.

Queste sono le descrizioni dei sette aiuti che Bach fa nel libro “i 12 guaritori e i sette aiuti”, per cui sappiamo che saranno passibili di modifiche prima della versione finale. Ciò non toglie che qui vengono dati ottimi consigli circa il modo in cui utilizzare i sette aiuti quando i fiori di Bach non funzionano e possiamo utilizzarli ogni volta in cui riteniamo di avere bisogno di un supporto per la terapia floreale.

Fondamentale è l’impiego che Bach fa di Wild Oat. Un utilizzo davvero sottostimato da moltissimi colleghi, quando invece quest’uso di questo fiore può davvero aiutare in moltissimi casi. Wild Oat, insieme a Chestnut Bud, Star of Bethlehem e Walnut è uno dei fiori più transpersonali del sistema. Fiori Jolly che possono essere usati davvero a moltissimi livelli.

Quando i fiori di Bach non funzionano quindi, abbiamo davvero molte strade da percorrere prima di dire “I FIORI DI BACH NON FUNZIONANO”. Dobbiamo essere perseveranti, dobbiamo avere voglia di capire, di star bene, e soprattutto dobbiamo essere accompagnati da un buon terapeuta.

Chiudo con questa frase di Bach, tratta proprio da “i 12 guaritori e i sette aiuti”, che ci aiuta a fare un altro passo di consapevolezza. A volte non vogliamo stare meglio perché perderemmo i vantaggi dello stare male.

In quest’epoca, quando si dice che le erbe possono curare tutte le malattie, è necessario aggiungere che ciò avviene per coloro che desiderano realmente rimettersi, in quanto nelle precedenti condizioni, la malattia spesso porta dei vantaggi che qualche volta non si desidera davvero abbandonare. Potrebbe essere fonte di simpatia o attenzione, esentare il paziente dal lavoro o da altri obblighi che preferisce evitare, oppure fargli guadagnare una pensione, una compensazione e così via. In certi casi è comprensibile che alcune persone siano tentate di restare malato invalide, piuttosto che perdere i vantaggi che ciò comporta“.

quando i fiori di Bach non funzionano

Questa affermazione è valida a tutti i livelli, nessuno escluso. Anche quando lavoriamo sulla struttura della personalità, per limarne i difetti e sviluppare le qualità, è facile cadere nella trappola del cedere alla facilità di percorrere vie già conosciute, perché più comode e che ci danno benefici che conosciamo bene, seppur compensativi.

Ma la vita in ogni momento ci chiama crescere, ad evolvere, a cambiare. Ad imparare le lezioni che la nostra anima ha scelto per noi.

“La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite. E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?

In realtà chi sei tu per non esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicché gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi: è in ognuno di noi. E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri”. (Marianne Williamson)

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