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dipendenza da fiori di bach

Dipendenza da Fiori di Bach

La dipendenza da fiori di Bach accade quando, durante un trattamento floreale, la persona si trova nella situazione di aver notato dei cambiamenti nella propria persona, dovuti proprio al processo in cui è coinvolta, ma teme che queste trasformazioni possano svanire, ritornando così alla precedente situazione, in cui si soffriva del disagio che l’ha spinta in terapia.

Questa situazione è generata dalla paura.

Ci sono fiori di Bach che possono ovviamente aiutare in questa condizione, e ne parleremo durante questo scritto, ma è fondamentale capire prima, quali dinamiche vengono a crearsi, per prevenirle, se siamo terapeuti, o prenderne coscienza, se siamo clienti.

Ci sono due modalità che vengono a crearsi, la prima è la dipendenza da fiori di Bach vera e propria.

Questo fenomeno avviene quando, per via dell’assunzione dei fiori di Bach, il cliente prova sensazioni ed emozioni armoniche che non conosceva da tempo e si sente sollevato come su un cuscino, rispetto agli scontrosi e pesanti massi che era costretto a portare fino a qualche tempo prima.

Questo non è altro che un’apertura della zona di comfort, come spiego in Gestire le Emozioni – Le basi della Floriterapia Transpersonale Evolutiva®, il mio corso che ti guida fin nelle profondità dell’animo a conoscere quali dimensioni ancora inesplorate, porti dentro di te.

La zona di comfort è l’abitudine, è quel confine all’interno del quale ci sentiamo sicuri di poter stare, riducendo la sofferenza al minimo. Dove ci sentiamo protetti come un bambino tra le braccia di sua madre e non abbiamo bisogno di nient’altro se non del comodo calore che ci riscalda.

Purtroppo la zona di comfort non è solo questo, perché, quando l’abitudine diventa la parte più ampia della nostra vita, dentro di noi si sviluppa il bisogno di affrontare nuove sfide, di guardare nuovi orizzonti, di vedere tramonti diversi rispetto a quelli che già conosciamo a menadito e questo ci spinge fuori dalla nostra zona di comfort.

Ci spinge verso la zona di Discomfort.

Molti di noi, per lo più i pigri, i sedentari, gli sfaccendati, i timidi, i paurosi, i conservatori, pensano che la zona di Discomfort sia una selva oscura e spaventosa dove è meglio non inoltrarsi quasi fosse il ricettacolo del diavolo, non rendendosi conto che, invece, è attraverso l’esplorazione dello sconosciuto che ampliamo i nostri confini e scopriamo noi stessi quale il tesoro nascosto che siamo sotto le braci dell’ignoranza.

Conoscersi è lo scopo dell’essere umano.

Quando, con i fiori di Bach, apriamo questo spazio alle persone, la reazione naturale è di sentire il cambiamento avvenire dentro di Sé e questo può spaventare chi non è preparato allo stesso.

Molte persone vengono a perdersi dalla terapia floreale e da terapeuti non preparati perché, come clienti, non capiscono che per cambiare, bisogna cambiare.

Cambiare significa che qualcosa che prima provavi, non provi più e qualcosa che non provavi prima, ora provi.

Ma le persone, soprattutto i pigri, i sedentari, gli sfaccendati, i timidi, i paurosi, i conservatori, pensano di poter cambiare, rimanendo gli stessi.

Di poter guarire, mantenendo le stesse forme pensiero che hanno generato la malattia, il disturbo, il disagio.

Io sinceramente credo che questa cosa non funzioni.

Allora, ipotizziamo per un secondo, che la persona venga da noi con un carico sulle spalle che le impedisce di stare bene e che noi, attraverso la somministrazione floreale, le alleggeriamo questo peso e le permettiamo di sentirsi come una piuma di 21 grammi, alla pesa dell’anima.

Dentro a questa persona è normale che oltre all’esperienza delle leggerezza, nasca una vocina che dice:

Tu non vali niente, o se proprio vali, vali poco. Tutto questo sentire è merito dei fiori di Bach. Quindi se tu un giorno smetterai questi fiori, tornerai a stare come stavi prima: pesante, inguaribile, romantica, insopportabile come una vecchia casalinga di Voghera e piena di conflitti”.

Come darle torto?

dipendenza da fiori di bach

Dipendenza da Fiori di Bach – Quando finisce il setting?

È normale che il cambiamento vada da un punto A verso un punto B.

Quando finisce il setting?

Quando la persona è stabile al punto B.

Ma fino a quel momento?

La persona continuerà a sentire che c’è una parte di Sé, fortemente ancorata al punto A, come una nave che, trattenendosi, non vuole lasciare il porto, una vocina sibilante, che cerca con tutte le forze, di mantenere lo status quo, di restare dentro alla zona di comfort.

È la sfiducia di Sé, che all’interno del setting floreale viene trattata con Gentian, che è proprio il fiore per la mancanza di fiducia, e Walnut, che taglia i legami col passato e ci guida nella direzione del nostro vero sentire, del nostro vero Sé.

È il non essere stati apprezzati che crea queste dighe al sentire e porta verso Larch, che quando si rompono generano le inondazioni emozionali e una persona che fino al giorno prima era considerata buona e calma, diventa per tutti la Medusa.

Ma usando i fiori, questo non succede quasi mai. E se succede, abbiamo pronti come Usain Bolt alla partenza, Holly e Cherry Plum che gestiscono al meglio il caos emozionale, le emozioni forti, represse e la paura di perdere il controllo.

Perché i fiori di Bach sono dei grandi catalizzatori emozionali e hanno la capacità di riequilibrare le emozioni in modo sottile, senza quasi che tu te ne accorga.

È normale che pensi di non poterne più fare a meno. Certo. Ti capisco.

Ma la dipendenza è paura e invece i fiori ti portano consapevolezza.

Dipendenza da Fiori di Bach – cosa fare?

Quando avverti dipendenza quindi, parlane con il tuo terapeuta che, se preparato, saprà sicuramente trovare la giusta miscela per aiutarti a fronteggiare questa nuova onda emotiva, superata la quale, avrai di fronte a te il mare aperto delle emozioni, e potrai provare davvero ad essere ciò che sei veramente.

Capisci?

La dipendenza da fiori di Bach, quand’anche comparisse, è soltanto una fase del tuo percorso con i fiori e con i fiori verrà superata.

Certo, è più facile che la dipendenza da fiori di Bach venga sperimentata da chi ha già naturalmente un’inclinazione ad un atteggiamento di dipendenza affettiva, che la spinge a chiedere aiuto come a cercare qualcuno che la protegga dalle insidie e dalle difficoltà della vita. Un pigmalione che si occupi degli aspetti troppo grandi da affrontare.

I fiori di Bach essendo rimedi naturali privi di effetti collaterali, non generano una reale dipendenza. Questo effetto è più un placebo che interviene nei pensieri per via di quello che ho detto poc’anzi. La persona che sperimenta nuove strade, si convince che non potrà mai più fare a meno di questa nuova potente droga.

La dipendenza da fiori di Bach, quindi, potrebbe anche essere dipendenza dal terapeuta.

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Dipendenza da Fiori di Bach – Dipendenza dal terapeuta

È il gioco delle parti.

È l’effetto transferale che interviene nella relazione tra floriterapeuta e cliente e fa si che il secondo percepisca il primo come un essere divino dotato di ali, che profuma di manna, e conosce tutto.

E detto tra noi, moltissimi terapeuti olistici hanno questo tratto da guru infilato chissà dove tra la mancanza d’autostima e la sensazione di grandiosità, che accoglie i clienti con un misto di Mago Otelma e Moira Orfei, e più d’uno rimane intrappolato tra le fitte maglie di una rete per pesci boccaloni in cerca d’attenzioni.

In realtà, il “buon terapeuta” si serve della relazione transferale, di transfert e controtransfert quindi, per comprendere meglio quali dinamiche attraversano il cliente per proporgli soluzioni atte alla propria liberazione personale attraverso la consapevolezza.

Vivendo veramente la relazione, e non soltanto per mettere in mostra il proprio ego, il terapeuta entra nelle emozioni del cliente e lo aiuta a prendere coscienza che ogni emozione è utile e rappresenta una tappa di un cammino verso noi stessi, dove funge da cartello luminoso che ci guida la via.

È normale, come ho detto, che ci sia, a un certo punto, la percezione della dipendenza da fiori di Bach, perché questo significa che abbiamo trovato uno strumento valido che ci aiuta a cambiare.

Il “buon terapeuta” quindi, lavora proattivamente con il cliente affinché egli capisca che i fiori di Bach sono un “mezzo per un fine” e questo fine è proprio la libertà personale, il non dover dipendere emotivamente né da una persona, né da un trattamento e che i fiori, che sono archetipi del pensiero, non creano dipendenza, ma lavorano per la salute e il benessere dell’individuo a moltissimi livelli.

In fondo, la crescita personale è saper interiorizzare quegli aspetti che prima non riuscivamo a gestire e che diventano invece parte di noi, come una nuova regione viene annessa in uno stato che se ne conquista il diritto. Così i territori della psiche sono mobili, in continua evoluzione, il cervello è plastico, e noi possiamo, con i fiori di Bach aprirci a sempre nuovi mondi e vedere con occhi diversi.

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