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differenziarsi dalla famiglia di origine con fiori di bach

Fare attenzione ai miti che abitano la famiglia, è l’esortazione di Murray Bowen, psichiatra e pioniere della terapia familiare, perchè qualora vengano tramandati, è bene che i “fantasmi” prendano vita.

Cosa significa? Da cosa ci vuole mettere in guardia questo illustre terapeuta?

Il suo monito è nato dall’approfondito studio di tutti i meccanismi psicologici che avevano luogo nella sua famiglia di origine e dall’osservazione, come psichiatra, di tantissime famiglie.
Durante tale osservazione, infatti,  la sua attenzione era focalizzata su tutto il coacervo di comunicazioni emotive, cognitive e relazionali che permeano il mondo psichico della persona e, a differenza del mondo psicoanalitico che si interessava delle figure più significative per l’individuo solo per come queste venivano raccontate e rappresentate dall’individuo stesso, l’interesse di Bowen era invece sulle persone reali che abitavano il mondo della persona.

Noi tutti siamo immersi in un mondo di relazioni, e le relazioni sociali più intense, più significative dal punto di vista psichico, si hanno con i propri familiari.

Ma perchè è così tanto importante la famiglia di origine per la propria evoluzione personale?

Nel corso dell’evoluzione di una famiglia si susseguono varie generazioni, delle quali alcune sono contemporaneamente presenti e sono: nonni, genitori e figli. Ma non è che le generazioni che non sono più presenti fisicamente abbiano smesso di agire il loro modo di rappresentarsi all’interno della mente degli altri: anche i membri che non ci sono più, continuano ad essere psicologicamente attivi.
Proprio per questo motivo, il ricordo e il racconto di storie familiari, acquisiscono a volte una struttura leggendaria, mitica, i cui protagonisti che appartengono a generazioni passate prendono vita e diventano psicologicamente attivi nella mente di chi li ripropone, diventando oggetti psicologici mitici all’interno della famiglia. Perciò hanno “il loro peso”.

Così, oltre alle tre generazioni effettivamente presenti, ci sono quelle del passato che creano la struttura mitica di ogni famiglia.
Un bisnonno che è partito per l’America, che ha fatto fortuna o che è morto in circostanze misteriose, a livello psichico non è meno attivo di una persona effettivamente presente.

differenziarsi dalla famiglia di origine con fiori di bach

Bowen pensa che questo sia uno straordinario tesoro, un patrimonio individuale, una risorsa che però presenta il rovescio della medaglia, infatti può costituire anche un grande problema qualora ci siano punti oscuri nella storia familiare.
E’ proprio per questo motivo che la storia familiare va riscoperta e valorizzata perchè, come può essere una possibilità di arricchimento, laddove venga secretata, può costituire la matrice di profonde difficoltà individuali. Ciò significa che, allo stesso tempo, quello che può essere un grande patrimonio e quindi una fonte di nutrimento, può costituire anche un grande problema.

Per Bowen è quindi fondamentale fare un lavoro “archeologico” per andare indietro nelle generazioni passate e mettere in luce i punti oscuri della storia familiare e al tempo stesso scoprire le potenzialità di sviluppo che la storia della propria famiglia può offrire ad ognuno dei suoi componenti.

Noi abbiamo una grandissima capacità di ripensare al passato, riscoprirlo e tramandarlo. Più noi lo pensiamo e ci riflettiamo su, meno lo agiamo inconsapevolmente. Tutto ciò che invece non viene compreso bene, viene agito automaticamente.
Ad esempio, se nel trigenerazionale (nonni-genitori-figli) c’è una sorta di vaga leggenda a cui si accenna sempre, ma che non viene mai sviscerata fino in fondo, di uno zio alcolista, questo fatto, che è come un’ombra che incombe su quella famiglia, può rispuntare fuori in un’altra generazione, dove c’è un membro che porta il nome di quello zio, o che ha una somiglianza fisica, o che ha un modo di rapportarsi simile a lui, per cui è come se si delineasse un destino per quella persona che viene ricondotta in maniera automatica a questo zio portatore di un problema.
Questo lo si può osservare nelle situazioni della vita, quando per esempio si dice: “è tutto suo nonno” che era un giocatore.
Tutto quello che viene detto così in maniera lapidaria, senza che ne venga ricostruito il contesto in modo più preciso – “in che modo il nonno era un giocatore?”, “chi lo diceva?”, “quando?”, “forse lo diceva la nonna?”, “ma forse la nonna soffriva per un tradimento?” ecc. – se non viene ricostruito in tutti i suoi elementi, può trasformarsi in una pesante eredità che passa tout court dal nonno al nipote.
In questo modo si resta intrappolati all’interno di una designazione, di un etichettamento precoce che prende il via da un normale comportamento del bambino che, come fanno tanti altri bambini, prende un mazzo di carte e si diverte a guardare un jolly o un asso di cuori, in quel momento l’affermazione “tutto suo nonno” da il via a tutta una serie di percezioni distorte che possono creare una reale situazione dannosa.

Pertanto Bowen suggerisce di ripercorrere la storia della propria famiglia entrando dentro i miti attraverso la narrazione.
Ed è importante, secondo i criteri di Bowen, la capacità di ogni individuo di differenziarsi dalla storia generazionale.
Se questa differenziazione non avviene, il rischio è quello di rimanere invischiati nei meccanismi della propria famiglia di origine.
Rimanere “invischiati” significa essere all’oscuro dei meccanismi che governano la propria famiglia e dunque non conoscendoli, non essendone consapevoli, il risultato è che li si agisce e basta.
In altre parole significa che non si è in grado di metacomunicare su questi meccanismi, non si è in grado di dire che “se quella volta ho preso il mazzo di carte non vuol dire che io sia la personificazione del nonno”, semplicemente si reagisce a tutta una serie di induzioni che provengono dalla propria famiglia di origine.
Al contrario, chi è in grado di sviluppare un ragionamento su tali dinamiche, grazie ad un approfondito lavoro interiore, può distaccarsi da tale “invischiamento” e dire: “io posso essere anche altro”.
Più un individuo si differenzia rispetto al contesto familiare e meno ricorre agli schemi di funzionamento che lo ingabbiano all’interno della famiglia. Del resto in ogni famiglia ogni singolo membro, anche se possiede le stesse radici, rappresenta un prodotto originale e straordinario.

Come fare quindi per favorire tale differenziazione?

Bowen suggerisce di assumere una posizione Sè, nel senso che quando si rientra nell’ambito della propria famiglia di origine, invece che reagire come bambini alle parole della madre o del padre o di un fratello che sembrano inserirsi direttamente nel cervello e ci fanno sentire come se avessimo cinque anni, prendiamo una posizione più adulta, in cui invece di reagire, pensiamo e osserviamo.
Invece, molte volte quello che succede rispetto ai nostri genitori, è che all’improvviso noi perdiamo anche quarant’anni e ci troviamo ad essere dei bambini piccoli. E’ come se loro sapessero toccare delle corde particolari che ci riportano in quella dimensione. Non lo fanno nè per cattiveria, nè consapevolmente, semplicemente è il loro schema e noi ci rientriamo. Appena rientrati nella nostra famiglia di origine smettiamo di funzionare come persone adulte e cominciamo a funzionare come bambini di cinque anni. E automaticamente si rientra in una situazione indifferenziata.
Ciò che deve essere incrementata pertanto è la capacità di rapportarsi con una posizione da osservatore all’interno della propria famiglia di origine. Quindi non reagire.

E a questo proposito possono esserci di grande aiuto anche alcuni  Fiori di Bach.
Sicuramente Chestnut Bud ci aiuterà ad apprendere, attingendo a tutto il bagaglio generazionale, ciò che ci viene tramandato e che per noi può risultare una risorsa, ma allo stesso tempo ci permetterà di modificare vecchi schemi e modalità di comportamento e di pensiero che non risultano essere funzionali alla nostra vita.
Cherry Plum invece ci aiuterà a mantenere l’autocontrollo nel momento in cui si tende a reagire automaticamente, favorendo una posizione più distaccata, ovvero da osservatore.
Walnut favorirà sicuramente quella differenziazione di cui ci parla Bowen, rendendoci meno influenzabili dalle idee e dai pensieri dei nostri familiari. E insieme a Honeysuckle ci aiuterà a liberarci dai vincoli che ci incatenano al passato, permettendoci di procedere liberi verso la nostra personale direzione.

differenziarsi dalla famiglia di origine con fiori di bach

E come fare invece coi miti? Coi fantasmi che prendono vita all’interno della dimensione familiare?

Come già detto, per evitare tutto un gioco di reazioni a catena che passano da una generazione all’altra come un materiale non digerito per cui una persona si trova ad agire cose non sue portate da tutta una serie di suggerimenti che vengono dati da altri, è bene che le cose abbiano una struttura di dati e informazione.
Per fare questo, uno strumento utilissimo è il genogramma: una specifica versione dell’albero genealogico che permette la ricostruzione di storie generazionali.
Attraverso questa rappresentazione grafica della struttura di una famiglia è possibile osservare le relazioni tra i soggetti rappresentati, la loro comunicazione, le somiglianze o le differenze, i miti, i rituali che caratterizzano parte del sistema rappresentato o del sistema intero.
E’ possibile fare emergere la storia della famiglia ed evidenziarne alcuni suoi schemi e modelli di funzionamento significativi.
E in seguito, dall’osservazione consapevole, dare un nuovo significato alla storia della propria vita e alla sua evoluzione.

Per questo affascinante viaggio alla scoperta di sè e delle proprie origini è sicuramente utile seguire un percorso ben strutturato come quello delle Costellazioni Floreali, affinchè tutto ciò che non è stato mentalizzato, non venga agito di nuovo in una sorta di immutabile destino.

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