angoscia sweet chestnut

Angoscia Sweet Chestnut

Angoscia Sweet Chestnut: premessa necessaria alla comprensione dell’articolo.

L’angoscia (in tedesco Angst) è uno stato psichico cosciente di un individuo caratterizzato da un sentimento intenso di ansia e apprensione. Rappresenta una paura senza nome, le cui cause e origini sono apparenti, ovvero non dirette o immediatamente individuabili. Per tale motivo, l’angoscia non è solo minacciosa, ma spesso anche catastrofica per l’individuo che la vive.

Con  queste parole Wikipedia apre il capitolo dell’angoscia, giusto per fare stare male un po’ di più chi ne soffre. Perché se sei angosciato, ovviamente ti fa piacere leggere termini come “catastrofe” e “minaccia”.

Per l’articolo di oggi voglio condividere un’esperienza che mi è capitata proprio stamattina, per fare una dissertazione sul significato dei sintomi che spesso ci accadono e parlare del fiore che sempre più spesso viene associato all’angoscia: Sweet Chestnut.

Intanto la differenziazione tra ansia e angoscia. Così, per capirci e parlare tutti la stessa lingua: l’itaGLiano.

Wikipedia dice: L’ansia è uno stato psichico di un individuo, prevalentemente cosciente, caratterizzato da una sensazione di intensa preoccupazione o paura, spesso infondata, relativa a uno stimolo ambientale specifico, associato ad una mancata risposta di adattamento da parte dell’organismo in una determinata situazione, che si esprime sotto forma di stress per l’individuo stesso.

Secondo Wiki quindi, l’angoscia è più in relazione con aspetti non diretti o immediatamente individuabili, mentre l’ansia risponderebbe a uno stimolo ambientale specifico con una mancata risposta da parte dell’organismo.

Per andare un po’ più in profondità, l’ansia ha un correlato più mentale/emozionale e spesso è anticipatoria, cioè arriva prima ed è diretta a qualcosa che temiamo possa succederci, mentre l’angoscia ha un correlato fisico, di sensazioni.

Per farti capire e spiegarla semplice, l’ansia è più la paura che possa succederci qualcosa, l’angoscia è la paura di quello che ci sta succedendo.

L’angoscia infatti avendo un correlato di sensazioni fisiche, parla del momento presente, del famoso qui e ora di cui i new age non riescono a fare a meno.

L’angoscia ci fa sentire le sensazioni di quello che ci sta succedendo, l’ansia ci fa sentire la paura di quello che potrebbe succederci.

Quindi nella Hit parade dei disturbi, l’angoscia è meglio, è al numero uno.

Tra l’ansia e l’angoscia preferisco di brutto avere angoscia perché almeno so che sono vivo, perché il mio corpo sta parlando.

Tra il sentire la mente che fa rumore e il corpo che si ribella, dovremmo sempre preferire il corpo che si ribella. È più autentico. Non so se riesco a spiegarmi e non so se mi conosci, conosci il mio lavoro e come lo intendo. Se non lo conosci, iscriviti alla mailing list e fai un pezzo di strada con me, così possiamo discutere di queste cose con un linguaggio comune: l’itaGliano.

Per fartela breve: Psiche e soma si dissociano quando la mente conscia proietta limiti e qualità all’esterno (non sono io, non è colpa mia – oppure – tu non sei abbastanza, tu sei un cattivo bambino, etc.), allora la persona perde contatto con le sensazioni fisiche (perché dolorose, chiaro) ed entra nel dominio del pensiero, proiettando all’esterno la responsabilità dell’essere ciò che è.

Quando avviene questo, e avviene sistematicamente … il soma che è il vero baricentro emozionale, viene messo da parte per privilegiare i pensieri belli che ottundono la coscienza. Allora le affermazioni positive inondano tutto di gioia e felicità e le persone iniziano a ripetersi: io sono Luce, la mia vita è ricolma di gioia, gli unicorni volano … ma tutto questo è, in una sola parola, FINTO.

Questa dinamica serve solo a mascherare (Agrimony) il dolore di essere ciò che si è per evitare di sentirlo ma, come diceva Jung:

Non c’è presa di coscienza senza sofferenza. In tutto il mondo la gente arriva ai limiti dell’assurdo per evitare di confrontarsi con la propria anima. Non si raggiunge l’illuminazione immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza l’oscurità interiore. Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia”.

Questo dovresti ripeterti come mantra tutti i giorni per fare qualche passo in più, non “gli unicorni volano, io sono la fata delle stelle”.

Perché finché non c’è una reale “resa” e bada bene, uso proprio questa parola, “resa” al proprio dolore intimo, personale, profondo, non può esserci una reale risalita.

angoscia sweet chestnut

Angoscia Sweet Chestnut: emozioni represse

Allora, quando io finalmente entro nel mio dolore personale e decido che da oggi voglio davvero capire chi sono, un po’ di angoscia ci sta. Perché sto entrando nella selva oscura e ci sono le fiere, va bene, parlo l’itaGliano, le bestie feroci.

Ma chi sono le bestie feroci? Sono tutte le emozioni represse, i pianti non fatti, le qualità non riconosciute che ti hanno insegnato a non dire, a non manifestare, a ricacciare giù.

E accumulando paure per anni, scopando la polvere sotto il tappeto, è abbastanza normale che quando finalmente lo alzi, il tappeto, sotto ci trovi un po’ di tutto e ti viene l’angoscia.

Qui. Ora. Sto vedendo cose di me che mi danno fastidio. Angoscia. Correlato fisico. Non fa una piega.

Bach di Sweet Chestnut dice: “Sweet Chestnut è per quelle persone che, talvolta, sono preda di un’angoscia così grande da sembrare insopportabile o pare che la mente o il corpo siano spinti al limite della resistenza e debbano cedere”.

Sembra perfetto per questo scopo, e lo è.

Sweet Chestnut è per quando si è raggiunto il limite estremo della sopportazione, dove sentiamo solo distruzione e annientamento, sentiamo che stiamo perdendo il controllo (buon Dio, speriamo), che abbiamo toccato il fondo estremo della sopportazione e non abbiamo via d’uscita.

Ci sentiamo con le spalle al muro, siamo pieni di scoraggiamento e disperazione e sembriamo essere senza alcuna speranza.

Dopo questo quadretto familiare di grande vitalità, salto di palo in frasca e ti racconto cosa mi è successo stamattina. (seguimi)

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Angoscia Sweet Chestnut: lo shift

I fiori di Bach hanno il grande potere di connetterci alle vibrazioni di un certo stato emotivo. Bach ha scelto le essenze in modo che ognuna di esse portasse la persona a risuonare ad una certa frequenza e questa mattina io sono andato a preparare Wild Rose.

Mi sono alzato alle 6, ho fatto meditazione, sono partito e dopo mezz’ora di auto, mi trovo a quota 800m. s.l.m. in una conca della valle Staffora, in un bosco dove senti solo gli uccelli e i grilli. Mi avvio lungo questo sentiero per raggiungere quello che chiamo “Il posto delle Rose”, un roseto spontaneo che si perde a vista d’occhio, dove vado a preparare Wild Rose.

Il profumo è inebriante e credo che sia una delle caratteristiche che fanno di WRO il rimedio per l’apatia. La rosa, anche simbolicamente, ti riconnette al centro del cuore, che non è il cuore fisico a sinistra, e nemmeno quello metafisico a destra, ma è il plesso, chiamiamolo in itaGliano, quello, per capirci, al centro (il centro è al centro) dove senti l’amore per l’amato o l’amata.

E me ne stavo lì, beato tra i fiori a tagliare ramoscelli di rosa canina quando, all’improvviso, ho sentito angoscia.

Fortunatamente non ho più paura di me, di ciò che sento, di ciò che provo e quindi mi sono semplicemente chiesto cosa mi stesse succedendo (vorrà dire che la Floriterapia Transpersonale Evolutiva® funziona?).

Wild Rose mi ha connesso al centro del cuore e ho ricevuto una temporanea “spinta all’insù” a livello vibrazionale che mi ha colto completamente impreparato e la reazione fisica è stata l’angoscia, con tanto di palpitazioni.

Cos’ho fatto?

Semplice. Mi sono lasciato trasportare.

Ho evitato di fare resistenza. Ho lasciato che la natura facesse il suo corso. Che il corpo esprimesse ciò che voleva esprimere in quel momento.

Permettendo a queste sensazioni di esprimersi, ho sentito, in breve tempo, comparire, da dentro l’angoscia, una pace profonda, una quiete dell’essere nella natura a respirare, senza alcun controllo su niente. Semplicemente essere.

E quella che era una sensazione di angoscia Sweet Chestnut è diventata gioia.

Il corpo è sempre più intelligente. Il corpo sa. Tutto.

È l’attaccamento che genera dolore. Lasciando andare l’attaccamento, ritorniamo nel presente, in connessione col soma e sentiamo la vita in noi.

Lasciamo andare tutte le teorie che sono vincoli e ascoltiamo profondamente il corpo.

Il senso dell’angoscia arriva perché spesso siamo rinchiusi in luoghi troppo piccoli per la nostra grandezza.

Perché se per tutta la vita ti hanno detto che non vali niente, confrontarsi con la realtà che invece vali, crea disagio. #sallo

Noi, come esseri umani, ci confiniamo in spazi angusti (angst, dal tedesco, angoscia) dove non possiamo in nessun modo essere felici.

E passano gli anni, e cadono le foglie, e quella gioia che cerchiamo comincia a sbiadire, finché ci risolviamo a quel lavoro monotono che nessuna gioia ci da, a fare le stesse cose ripetute, senza colore, senza un vero interesse e allora, il corpo si stufa e parla.

Parla nell’unico modo che ha: con forti sensazioni di disagio che picchiano colpi violenti alla ricerca della vita. In modo che se tu non ascolti le lievi brezze interiori, alla fine, il martello sui calli lo DEVI PER FORZA sentire.

È il corpo che ti dice: “non ascolti se parlo piano? Allora grido!

E tu cosa fai? Prendi psicofarmaci come caramelle. Che è l’unico modo per sentire ancora meno. Ottimo.

Bisognerebbe fare l’educazione primaria al sentire, alle scuole, non i vaccini.

Io stamattina ho vissuto uno shift che partiva da uno stato di benessere e andava a uno stato di benessere superiore, per cui il fenomeno era ovviamente gestibile, oltre che piacevole.

Cosa diversa è quando una persona, che so, perde il lavoro, trova la moglie a letto con un altro, o vive un lutto profondo.

È chiaro: c’è caso e caso.

Ma in ogni caso, la vibrazioni di Sweet Chestnut è sempre quella: tu ti chiudi in uno spazio angusto, più piccolo di quello che ti serve per stare bene, il tuo corpo te lo fa notare e se c’è angoscia Sweet Chestnut, e assumi il rimedio, questo ti procura quello shift che ti serve per cambiare luogo.

Diciamo che ti aiuta a salire sulla scala della consapevolezza.

Ti è chiaro?

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