Seleziona una pagina

Condividi sui Social

alleanza terapeutica

Facendo della floriterapia la mia professione, mi capita non di rado di vivere situazioni in cui la persona che si rivolge a me, inizia a trovare beneficio dall’assunzione dei fiori, poi torna per un successivo appuntamento, mi porta dinamiche leggermente diverse e, come spesso accade, la formula floreale viene leggermente variata.

Spesso accade che al primo appuntamento si è dovuto spesso “setacciare” togliendo i sassi più grossi che impedivano di vedere chiaramente, mentre alla somministrazione successiva, si conosce un po’ meglio la persona, si crea una formulazione efficace e la persona entra in un momento di conflitto con sé stessa, dove iniziano a emergere i problemi che desiderano essere risolti. Assistiamo quindi ad un riacutizzarsi del sintomo che la persona porta, oppure ad una sensazione di instabilità, di disagio che emerge, di peggioramento, o si presentano emozioni negative che non vogliamo vedere.

Come floriterapeuti conosciamo bene questo meccanismo, e perché l’abbiamo visto accadere molte volte, e perché l’abbiamo sperimentato in prima persona.

Il problema nasce nel doverlo trasmettere a uno sconosciuto che ci ha visto per due o tre volte e che non sa se è giusto ciò che sta facendo; perché se da una parte abbiamo clienti abituati alla floriterapia, dall’altra ci arrivano persone completamente all’oscuro di cosa siano queste goccine e che effetto facciano.

La loro prima reazione quindi sarà quella di attribuire il peggioramento terapeutico proprio ai fiori che stanno assumendo perché, per via di un retaggio allopatico, sono convinti di stare assumendo qualcosa che assomigli a un farmaco e che stia agendo con un effetto negativo nel loro corpo/psiche.

Ricordiamoci che la dicotomia bene/male = buono/cattivo è molto presente in noi se non riusciamo a trascenderla con un avvincente lavoro su noi stessi.

Il malcapitato quindi si ritroverà tra le mani una formulazione di fiori di Bach che “deve” prendere pur sapendo che manifesterà un sintomo negativo. Che voglia!

Lungi dall’essere degli squadristi floreali che fanno assumere i fiori ai clienti con l’imbuto, dovremo trovare delle strategie per far capire alle persone che c’è una fisiologica curva di adattamento che tende a risolversi da sola, una volta che la somministrazione entra in risonanza positiva con la vibrazione dell’essere umano.

L’alleanza terapeutica è fondamentale in questi casi per il buon successo della floriterapia. Cosa voglio dire?

Immagina la sensazione che provi quando entri in uno studio medico e ci sono già persone in attesa. In qualche modo, il tuo campo energetico si riduce, si restringe, ti fai gli affari tuoi e aspetti il tuo turno.

Immagina invece di essere in attesa dell’arrivo di un carissimo amico che non vedi da tempo e quando finalmente scende dal treno vi abbracciate, vi sorridete, siete aperti, vi raccontate cose e siete pronti per andare.

Ecco: la differenza tra questi due stati energetici, spiegata con esempi semplici, è un buon grado di differenza tra il successo e il fallimento della floriterapia.

Non voglio dire che il terapeuta e il cliente debbano fare bisboccia a bicchierate di brandy anzi, il floriterapeuta deve rimanere sempre consapevole di eventuali transfert e contro transfert ed anche utilizzarli per inviare il cliente alla comprensione di Sé, ma deve sviluppare un sincero interesse nel sentimento del cliente (si chiama Empatia) e non cercare a tutti i costi di interpretare tutte le sue parole per trasformarle in un fiore da somministrare. Se facesse così, per contro, si troverebbe alla fine del colloquio, con una miriade di appunti, in mezzo ai quali dovrebbe fare chiarezza senza più tempo a disposizione e in più con la sensazione di essersi perso un contatto umano interessante.

Ci ho messo diverso tempo a fare questo salto di qualità, ma quando ci sono riuscito, l’efficacia del mio lavoro è aumentata vertiginosamente.

Alleanza terapeutica vuol dire gettare le basi per far si che due persone, il cliente con le sue esigenze, il terapeuta con le sue competenze, possano essere posti sullo stesso piano e costruire insieme i presupposti perché si realizzi lo scopo che, in un buon setting, è stato preventivamente stabilito.

Alleanza terapeutica vuol dire che nel lavoro sul disagio il cliente, come il terapeuta, è attore principale e non subisce (e non deve subire) passivamente le sue indicazioni; non ci si deve limitare ad assumere i fiori, bensì solo lavorare in modo attivo e riflessivo su di Sé, per far si che emerga dal processo, una “trasformazione” della vita della persona.

Alleanza terapeutica vuol dire, nelle parole di Edward Bordin, “un reciproco accordo riguardo agli obiettivi  del cambiamento e ai compiti necessari per raggiungere tali obiettivi, insieme allo stabilirsi dei legami che mantengono la collaborazione tra i partecipanti al lavoro terapeutico“.

Alleanza terapeutica vuol dire costruire un “lavoro di gruppo” dove due persone ragionano, parlano, si confidano, scoprono che lo strumento, in questo caso i fiori di Bach, permette di conoscersi, di sviluppare con Sé stessi una relazione positivizzata anche attraversando un disagio, facendo si che dentro una debolezza si possano scorgere dei punti di forza. Ed è sempre così.

C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce. (Rumi)

Condividi sui Social

SI! MANDAMI I 3 VIDEO GRATUITI

INSERISCI IL TUO NOME E IL TUO INDIRIZZO MAIL PER RICEVERE GRATUITAMENTE I 3 VIDEO ESTRATTI DAL CORSO BASE, PRIMA DI DECIDERE SE ACQUISTARLO.

You have Successfully Subscribed!