Oak

Il senso del dovere

Abbreviazione:OAK

Nome italiano:Quercia

Nome botanico:Quercus Robur

Parole chiave: Eccessivo senso del dovere, tenacia estrema, surmenage, perfezionismo, dedizione estrema al lavoro, metodicità, grande repressione emozionale, rigidità, durezza, rigore, scrupolosità e inflessibilità estreme, caparbietà, paura di mostrarsi vulnerabile, ossessività, sovraccarico.


Descrizione originale di Edward Bach: "Per coloro che lottano e si battono energicamente per guarire o per risolvere i problemi della vita quotidiana. Perseverano, tentando una cosa dopo l'altra, anche se il loro caso può sembrare senza speranza. Sono scontenti di sé quando una malattia interferisce con i loro doveri e con l'aiuto che vogliono arrecare agli altri. Sono persone coraggiose, che combattono contro grandi difficoltà senza mai perdere la speranza o diminuire l'impegno".

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Caratteristiche psicologiche ed emozionali del fiore: abnegazione, accanimento nell’adempiere il proprio dovere, affaticamento, ansia da prestazione, austerità, caparbietà, dedizione estrema al lavoro, eccessivo senso del dovere, educazione rigida, esaurimento, forte responsabilità, impressione esteriore di forza, incapacità a moderare gli sforzi, inflessibilità, insicurezza di fondo mascherata e gestita con l’applicazione e lo sforzo, mancanza di misura e quindi eccesso nell’esprimere le proprie qualità (coraggio, tenacia, volontà, resistenza), metodicità, moralismo, ossessività, ostinazione, paura di mostrarsi vulnerabile, perdita di vista del naturale bisogno di riposo, perfezionismo, repressione emozionale, rigidità, rigore e metodo, scoraggiamento quando viene impedito il normale svolgersi delle attività, scrupolosità, sovraccarico, stacanovismo, surmenage, tenacia estrema, tendenza al sacrificio, tensione interiore, testardaggine.

Relazione con il Sé: a causa di una personalità rigida e intransigente, i messaggi del Sé volti a sviluppare un’emotività, usuale per tutti gli altri, non vengono ascoltati. Di fatto Oak percepisce la vita come una continua ed estenuante lotta in cui le emozioni vengono considerate come un segno di debolezza.

Il rimedio apporta: la capacità di ascoltare in maniera adeguata i propri bisogni, riuscendo a mediare con i propri doveri e maturando un profondo rispetto per se stessi.

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Oak nelle caratteristiche tipologiche (Type):

Immaginiamo l’Oak tipologico come il classico pilastro portante della famiglia (o della casa). È il lavoratore, quello che abbassa la testa e si spacca la schiena, forte, tenace, volenteroso, incapace di negare il proprio appoggio, sostiene gli altri con un vigore incrollabile. Incapace di rispondere ai messaggi della stanchezza, si prodigherà all’infinito per sostenere le persone che ama. La responsabilità è per lui (o per lei) un ideale così radicato nell’Anima, da rendergli impossibile fermarsi a riposare. L’ozio è una parola non presente nel suo vocabolario. In conseguenza a ciò, verrà preso come scaricabarile da tutti, famigliari, colleghi, amici, per tutti quei compiti stancanti a cui egli invece non si sente di rinunciare. La sua rigidità deriva dal pensare (erroneamente) che stanchezza equivalga a debolezza, ed Oak non può permettersi di essere (o anche solo di sembrare debole). Rigido e moralista, attaccato a questa sua immagine di forza e stabilità, vede il lato emozionale - emotivo della vita proprio come una debolezza, per conseguenza se lo nega, lo respinge come inaccettabile. Certo è figlio di un’educazione altrettanto rigida che gli ha mostrato il lato frivolo, passami il termine, dell’esistenza come una inaccettabile perdita di tempo ed ha fatto quindi maturare in lui una ferrea disciplina dove lo sforzo, il coraggio, l’abnegazione sono premiati, la libera e spontanea espressione di sé, un inutile orpello per chi ha tempo da perdere. Questa castrazione chimica della spontaneità ha certo riversato le sue conseguenze sull’autostima (mancante - Larch) e sui sensi di colpa (enormi - Pine). Abbiamo quindi di fronte a noi una persona apparentemente forte (più che altro sotto sforzo), sotto un continuo stress in cui l’imperativo è “devo, devo, devo …”, per far si che “io mi possa meritare ciò che ho, con il duro sudore della fronte”. Immagina la favola della cicala e la formica. Questa soltanto apparente forza è frutto della tensione perpetua che lo spinge avanti come individuo, prendendosi la responsabilità di tutto e di tutti, ovviamente se le cose sono fatte come dice e pensa lui.

Consideriamola dal punto di vista del rimedio. Bach parla di individui che si sono adattati alla malattia e, malgrado ciò, continuano a vivere. Ciò significa che si sono lasciatiassoggettare da una forza invasivache causa problemi fisici, ma non cedono di fronte alle difficoltà; si adattano a vivere con essa, impegnandosi a fondo, come se il problema non esistesse (cit. Julian Barnard).

È iper-organizzato così da lasciare il minor spazio possibile alla possibilità che qualcosa non vada come predisposto. Il caos, i contrattempi, l’ineluttabilità sono vissuti come fonte stress e questo deriva dalla sua insicurezza di fondo (che ha generato la scarsa autostima). Sul principio di Oak, unito ad altri fiori come ad esempio Crab Apple, Scleranthus, Larch, Rock Water, Elm (per citarne solo alcuni), si basa il meccanismo mentale dello stile ossessivo–compulsivo di personalità. L’iper-organizzazione, la negazione della spontaneità, il ricorso a riti da perpetrarsi regolarmente sono tutte caratteristiche riscontrabili in questo nucleo di fiori di cui Oak è certamente un rappresentante di spicco. Con questo non voglio intendere che ogni Oak abbia tratti ossessivo-compulsivi, ma che in ogni ossessivo-compulsivo vi sia un po’ di Oak.

Oak come stato d’animo transitorio (Mood): Oak come stato può comparire in soggetti eccessivamente sotto stress a causa degli impegni di vita e/o lavorativi. Quando è necessario far fronte ad impegni da cui non ci si può in alcun modo sottrarre, il corpo fisico tende a somatizzare la stanchezza sapendo di non potersi fermare e quindi accumulando stress favorisce l’insorgere di tensioni fisiche (perlopiù muscolari) che creano forti rigidità. Pensiamo ad esempio alle rigidità del collo e delle spalle (la persona sente che ha il peso del mondo addosso e quindi si irrigidisce). Antistress per eccellenza (insieme a Elm), Oak ci ricorda che la vita è fatta di alternanze, al lavoro segue la quiete. Solo così è possibile mantenere un sano equilibrio.

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Interazione con i problemi fisici: eccesso di sforzi, sovraffaticamento, stanchezza, stress (con Elm).

Consigli pratici per l’uso: Oak, più di Elm, fatica a percepire dentro di Sé il momento in cui dire: “Basta, ora mi fermo!”, poiché il senso del dovere che, come spiegato deriva dal senso di colpa, sposta la soglia dell’attenzione verso ciò che è da fare, piuttosto su ciò che è stato fatto. La strada aperta per l’insoddisfazione non deriva quindi da un senso di vuoto o da una proiezione verso il futuro, bensì verso l’addossarsi moltissime responsabilità per poi non riuscire a fermarsi. Come per altri fiori con tendenza ossessiva consigliamo di fare un planning delle attività e rispettarlo, fermandosi a fine giornata ad apprezzare gli sforzi fatti.

Oak potrebbe anche avere bisogno di:

Centaury: se si ostina a non ribellarsi mai per paura di perdere appoggio e approvazione.

Cerato o Scleranthus: se la sua rigidità deriva dall’incapacità di scegliere.

Crab Apple: se oltre alla rigidità, compare anche la fissazione ai particolari.

Larch: se il suo ostinarsi a compiere sforzi enormi deriva dal pensarsi inferiore agli altri.

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